Finanza
«Un gioco di scatole cinesi per arricchire amici di amici»
GROSSETO. È arrivato da Firenze con una scatola con scritto “Sei Toscana”. Ha tolto il coperchio e, pezzo dopo pezzo, ha tirato fuori tutte le società, la banca e i Comuni che la compongono....
GROSSETO. È arrivato da Firenze con una scatola con scritto “Sei Toscana”. Ha tolto il coperchio e, pezzo dopo pezzo, ha tirato fuori tutte le società, la banca e i Comuni che la compongono. «Riducendo in fattori primi Sei Toscana, levando i nomi e tante società complicate, troviamo tre ingredienti». Giovanni Donzelli, portavoce regionale di Fratelli d’Italia, lo dice senza peli sulla lingua: «Banche, cooperative e Comuni governati dal Pd sfruttati dalla sinistra per impoverire questo territorio e arricchire gli amici degli amici».
Il labirinto di società, quote, partecipazioni e acquisizioni della galassia societaria che compone Sei Toscana non è una novità. Già l’anno scorso i grossetani ebbero modo di vederlo sviscerato dall’attivista del M5s Lucia Lazzeri Contini nello storico consiglio comunale aperto chiesto dal M5s dopo sollecitazioni anche del Forum Ambientalista.
Ieri Donzelli ha ricostruito l’architettura societaria aggiornandola all’ultimo anno. Secondo la sua ricostruzione ad oggi Sei Toscana è composta al 24,5% da Sienambiente, al 26,8% da Sta spa, al 16,4% da Csai spa, al 13% da Coop Lat, all'11,3% da Ecolat e al 6,8% da Aisa spa. A sua volta Sta spa controlla al 40% Scai e al 40% Sienambiente. E vi convergono Nuova Banca Etruria spa (9,5%) e Uch Holding (0%). Questa è composta da Coop Lat (12%), Ucm (44%), Infrastrutture leggere (44%). A Ucm fanno capo Unieco (100%) e La Castelnuovese (100%).
«È curioso che una delle società che gestisce gli impianti di rifiuti, Futura – conclude Donzelli citando la società proprietaria dell’impianto di trattamento dei rifiuti delle Strillaie – abbia la sede legale in via Varchi, allo stesso indirizzo della Nikila, società coinvolta nell'affare outlet nel quale è inserito lo stesso Tiziano Renzi, e al centro anch’essa delle inchieste della magistratura. La recente nomina di Marco Mairaghi a Sei non fa che confermare un quadro di soliti noti in un sistema di potere che fa quadrato e, a quanto pare, poco trasparente». (f.f.)
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