Italia
Rifiuti inquinanti al Casone «Bonifiche oltre le proprietà»
Dopo il naufragio del piano unitario gli ambientalisti chiedono interventi Se i privati non faranno i lavori, toccherà al Comune e alla Regione
SCARLINO. Il punto non è stato la ripartizione dei costi, ma «la volontà di non rimuovere tutti i rifiuti illegalmente interrati capaci di rilasciare arsenico». Non solo: stando al quadro normativo in materia, «i singoli responsabili o i proprietari dei rispettivi siti inquinati» hanno l’obbligo «di provvedere ad una bonifica integrale oltre i confini delle singole proprietà» e nel caso in cui «questi non provvedano, soggetti obbligati in successione sono il Comune di Scarlino e la Regione Toscana».
La posizione delle varie anime ambientaliste è chiara: al tramonto definitivo del piano unitario di bonifica della falda acquifera del Casone deve succedere un insieme di interventi mirati a rimuovere ogni fonte inquinante.
Lo dicono sia Roberto Barocci del Forum Ambientalista sia Roberto Fazzi, avvocato a capo della class action contro l’inceneritore, intervenuti entrambi dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale Federica Fratoni a seguito dell’accantonamento del piano unitario. «Sbaglia l’assessore con le dichiarazioni secondo cui la bonifica delle falde idriche della piana di Scarlino e Follonica si faranno perché “ciascun soggetto responsabile (Huntsman Tioxide, Nuova Solmine, Scarlino Energia e il Comune di Scarlino) presenterà il progetto di bonifica afferente la propria area di proprietà (riprendendo le parole di Fratoni ndc)”. Un altro errore - dice Barocci - Infatti, fino ad ora si è proceduto con lavori parziali in superficie “ciascuno all'interno delle proprie aree di proprietà”, quando è accertato analiticamente dagli stessi soggetti responsabili che le ceneri di pirite sono state depositate e interrate da Eni anche fuori il limite delle attuali singole proprietà e la legge su tale punto non è equivoca, obbligando alla bonifica anche oltre i confini delle proprietà “fino al punto zero”, cioè fin dove si estende gli effetti nocivi dell'inquinamento».
Nel dettaglio giuridico entra Fazzi, con una nota ben scandita dalle varie leggi in materia: la necessità di ricercare le aree contaminate in base «alla mobilità degli inquinanti nelle matrici ambientali interessate», il dovere da parte delle istituzioni a farsi carico degli interventi necessari, le spese da imputare a chi vanta «il privilegio immobiliare sulle aree medesime».
Questo il quadro normativo, che prevede l’individuazione di tutte le fonti inquinanti, dicono gli ambientalisti, e i doveri che ricadono su chi deve bonificare. E sì che le fonti inquinanti non mancano, spiega Barocci. «La stessa Arpat, dovendo in qualche modo giustificare l’inefficacia registrata dai dati dei monitoraggi post operam sui lavori di bonifica autorizzati e realizzati in superficie nell’area del Casone di Scarlino - spiega il leader del Forum - scrisse nel 2007: “in ogni campagna di indagine effettuata dai vari soggetti obbligati è stata finalizzata alla valutazione della problematica acque solo nell’ambito del sito di proprietà”». Ecco perché nel 2015 è nato il piano unitario, per poi non farne di nulla.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
