Il Tirreno

Grosseto

«Il mio K600 uccide le cellule malate»

di Pierluigi Sposato
«Il mio K600 uccide le cellule malate»

Mauro Carratelli ha brevettato, dopo un iter lungo 8 anni, un olio “coadiuvante” nelle cure di molte patologie

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GROSSETO. Lo aspettava da più di 8 anni, dal 2008. Adesso è arrivato. È un brevetto europeo, valido in una trentina di Paesi. Adesso, dopo un serrato confronto con una commissione di scienziati - che gli ha chiesto a più riprese chiarimenti e puntualizzazioni - è arrivata la certificazione, che ne riconosce la validità e la originalità e che si aggiunge agli altri brevetti ottenuti in passato, specialmente quello per gli Usa per il dosaggio dei radicali liberi.

Si chiama “K 600” l’olio messo a punto da Mauro Carratelli, perito chimico e ricercatore di origini senesi ma grossetano di adozione, studioso dei segnali che i radicali liberi lanciano al nostro corpo. Un olio non in vendita e dal nome commerciale non ancora scelto, che può essere utilizzato - la commissione lo riconosce - per le scottature, ma anche come coadiuvante nella cura dei tumori. «Un coadiuvante» lo definisce lo stesso Carratelli. Un olio made in Maremma, nato nel laboratorio Diacron. Come era nato in Maremma il test sullo stress ossidativo, un piccolo prelievo di sangue per capire se siamo ammalati o no.

Il suo è un omaggio a un lavoro che ha più di ottanta anni, quello di Otto Heinrich Warburg, scienziato tedesco, premio Nobel 1931 per la medicina. «In oncologia, l’elemento fondamentale è il ferro - premette Carratelli - È questo metallo a danneggiare la cellula. A causare la nascita del tumore sono i radicali liberi. Warburg lo aveva capito: una cellula produce energia anaerobica in maniera iperattiva se viene lasciata per più di 48 ore a basso tenore di ossigeno (ipossia) e questa energia è molto, molto più produttiva, anche se meno efficiente, rispetto a quella aerobica. Come fa una cellula a rimanere senza ossigeno? Può dipendere da una dieta basata su cibi acidificanti e dalla mancanza di attività fisica. E quando una cellula resta senza ossigeno va in acidosi, produce acido lattico. Sarebbe troppo semplice curarla con limone e bicarbonato: non bastano. Warburg conosceva i radicali ma non aveva all'epoca gli strumenti anche tecnici per misurarli. Però aveva capito il meccanismo. E io sono andato avanti nel suo ragionamento».

Cioè?

«In un ambiente acido, le proteine si aprono e lasciano uscire il ferro. Si “spengono” i mitocondri e la cellula resta senza fonti energetiche - dice mostrando le foto al microscopio - Allora la cellula corre ai ripari e produce energia in modo anaerobico accelerato, ma tutto ciò non le basta. Noi dobbiamo impedire che il ferro si liberi e che si spengano i mitocondri. Io ho scoperto che Warburg aveva ragione quando diceva che le cellule tumorali consumano più glucosio. Lui non poteva saperlo perché la Pet, l’esame a positroni, è un’invenzione degli anni Ottanta: è da questo sistema avanzatissimo di diagnostica per immagini che si vede dove si attacca il glucosio. Sto preparando una pubblicazione che aggiunge l’ultimo tassello al ragionamento di Warburg e cioè che l’acidosi può provocare il cancro».

E l’olio K600?

«Sono partito da un altro presupposto. Allora: se c’è del ferro libero intorno alla cellula tumorale, vediamo se è possibile aggredirlo attraverso il cibo, ingannando la cellula stessa che, scambiando queste sostanze per nutrienti, finisce invece per avvelenarsi. Questo olio per una cellula sana è invece come un cibo predigerito, supernutriente, fortificante. Occorreva fare dei test per stabilirne l’eventuale tossicità: li abbiamo fatti, all’Università di Genova, li abbiamo superati. Con il K600 le cellule tumorali muoiono».

Quali campi di azione ha l’olio?

«Il K600 dà soltanto vigore. Non provoca danni al midollo come la chemioterapia. Funziona anche per i virus, l’ho verificato io stesso. È un rimedio per le scottature, per il fuoco di Sant’Antonio. Sostituisce altre cure? No, diciamo che è un coadiuvante».

Olio di oliva?

«Sì, di oliva. Lì dentro ci sono solo sostanze buone. La vitamina E, ad esempio, protegge la membrana cellulare».

Carratelli, facciamo un po' di conti…

«Ah, io non ho preso una lira per nessuna delle mie ricerche, in termini di contributi. E nemmeno un euro. Ho regalato quest’olio a tanti, questo sì. Il K600 non è in vendita, per ora. Ma adesso che è arrivato il brevetto, è bene che a beneficiarne siano in tanti».

Contatti con case farmaceutiche?

«Nessuno. E non nascondo che sono pienamente cosciente che la mia è una scoperta che a qualcuno può non far piacere, perché ha costi limitati rispetto a quelli di certi prodotti usati agli stessi scopi. Ma è chiaro che non posso andare avanti da solo. Vorrei appoggiarmi, per la distribuzione, per la commercializzazione, ad aziende di respiro internazionale. Avevo pensato, da senese, al Monte dei Paschi, ma al momento non ho trovato risposte. Io darei loro il 10 per cento, il resto lo destinerei alla ricerca».

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