Il Tirreno

Grosseto

Maremmano arrestato in Thailandia per una battuta scherzosa

di Francesca Ferri
Giorgio Pasquinucci, 70 anni, fotografato prima dell'arresto
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Giorgio Pasquinucci, 70 anni, fotografato prima dell'arresto

Giorgio Pasquinucci, 70 anni, al controllo bagagli all'aeroporto di Phuket dice: "Non ho mica le bombe". Poliziotta fraintende, lui rischia 5 anni

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+++ AGGIORNAMENTO: Giorgio può tornare in Italia

GROSSETO. «Guardi che qui non c’ho mica le bombe». Una battuta, da toscanaccio in vacanza, pronunciata al controllo bagagli dell’aeroporto di Phuket potrebbe costare cinque anni di carcere a un grossetano che è stato arrestato il 20 febbraio e si trova ad attendere il giudizio di un tribunale thailandese.

Giorgio Pasquinucci, 70 anni, insegnante in pensione, è stato arrestato il 20 febbraio.

Un incubo e una vicenda grottesca, quella che sta vivendo, generata da una battuta al controllo bagagli dell’aeroporto di Phuket, mentre Pasquinucci con il fratello e un amico, coetanei e grossetani anche loro, stavano rientrando in Italia dopo una vacanza.

La racconta lui stesso, in collegamento con Il Tirreno via Skype, con l’aiuto dell’architetta Patrizia Pisino, che con altri amici lo sta aiutando dall’Italia. Pasquinucci si trova in un albergo dove soggiorna dal 22 febbraio dopo aver passato due giorni in carcere in condizioni disumane.

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«Avevo già passato il controllo bagagli e una poliziotta mi stava ispezionando lo zaino del computer quando, in italiano, ho detto: “Guardi che non c'ho mica le bombe”», racconta Giorgio. Una frase, che poi era anche la pura verità, pronunciata con la leggerezza della battuta per sdrammatizzare quegli istanti in cui i passeggeri vengono sottoposti a controlli e perquisizioni.

In Thailandia, però, la guardia sul terrorismo è altissima, visto che il Paese è stato oggetto negli ultimi anni di diversi attentati, l’ultimo lo scorso agosto, costato la vita anche a quattro persone. E nel caso di Pasquinucci si è incardinato anche un problema linguistico: la poliziotta che lo stava controllando, infatti, parlava solo thailandese e inglese e l’unica parola che è riuscita a estrapolare dalla frase pronunciata dal turista italiano davanti a lei è stata “bomba”, praticamente gemella dell’inglese “bomb”.

La poliziotta a quel punto ha chiamato i colleghi. «Loro le hanno chiesto cosa fosse successo e poi si sono messi a ridere», dice Pasquinucci. Eppure l’aereo per l’Italia lui non l’ha mai preso.

Mentre i compagni di viaggio venivano fatti allontanare, Pasquinucci è stato arrestato, senza che potesse neanche rendersi conto di quello che gli stava succedendo. «Non mi hanno nemmeno chiesto niente – dice – non mi hanno dato la possibilità di spiegare. Nonostante i poliziotti avessero capito che era un tutto un quiproquo, il comandante mi ha arrestato e sbattuto prima nella cella dell’aeroporto e poi nel carcere di Phuket».

Dallo spaesamento al dramma è un passo, per il pensionato grossetano. «Sono rimasto due giorni in prigione – racconta – in una cella senza neanche il letto e i servizi sanitari, con il neon acceso notte e giorno. Ho dormito per terra, per i bisogni c’era un buco per terra con una brocca con l’acqua per scaricarlo, i pasti mi venivano dati attraverso le sbarre».

Ma le privazioni dei servizi essenziali per il suo corpo sono nulla in confronto alla privazione di notizie su quello che gli stava accadendo e sulle accuse che gli venivano rivolte, per non parlare della privazione dell’assistenza di cui aveva bisogno in quel momento.

«Appena mi hanno arrestato ho chiamato subito l’Ambasciata italiana a Bangkok, ma mi hanno detto che non potevano fare niente, nemmeno procurarmi un interprete», spiega Pasquinucci.

Al pensionato viene dato solo un avvocato d'ufficio, con il quale comunica grazie all’aiuto di un agente della polizia turistica di Phuket che parla italiano. Pagata una cauzione da 50.000 baht, poco più di 1.300 euro, il grossetano riesce a uscire di prigione e trova un alloggio in un albergo di Phuket, in attesa del processo.

Proprio così. Pasquinucci dovrà presentarsi davanti a un giudice. «Mi hanno accusato di presunto procurato allarme», dice Giorgio, un reato che in Thailandia può costare fino a 5 anni di carcere. Un incubo. «Ma io non ho fatto niente».

L’udienza era stata fissata per martedì scorso, ma poi è stata rimandata a lunedì prossimo. «Nel frattempo nessuno lo ha interrogato, nessuno ha fatto niente», si sfoga Pisino. «L’ambasciata italiana a Bangkok dice che non lo può assistere e che deve fidarsi dell’avvocato – prosegue Pisino –. L’hanno lasciato solo».

Dopo due giorni di carcere in condizioni drammatiche e nove giorni in attesa dell’udienza davanti al giudice, Giorgio è un uomo distrutto. La preoccupazione è tantissima ed è mista alla rabbia per quella che avverte come un’ingiustizia bella e buona, allo sconforto per non aver ricevuto l’assistenza che sperava dall’ambasciata e alle difficoltà anche economiche che, tra cauzione, parcella per l’avvocato, soggiorno forzato, si cominciano a sentire.

«Il probabile esito che ci ha prospettato l’ambasciata è che venga condannato e subito espulso – conclude Pisino –. Ma non è giusto. Non ha fatto niente di male».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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