La manifestazione
«Fiora, ai cittadini parte degli utili»
Mascagni (Pd) indica tre campi di azione. E chiede chiarimenti sulla nuova sede
GROSSETO. Cosa vuole fare il Comune di Grosseto a proposito della nuova sede di Acquedotto del Fiora? E come intende ripartire gli utili?
Lorenzo Mascagni, capogruppo Pd in Comune, lo chiede al sindaco. La prospettiva del nuovo bando per l’aggiudicazione del servizio (2026) è lontana, ma occorrerà prepararsi per tempo, nota il consigliere «per evitare - tra qualche anno - che la nostre comunità perdano il ruolo strategico sin qui rivestito, salvo poi lamentarci quando è troppo tardi».
Mascagni ricorda che gli utili «rappresentano un autentico tesoretto di oltre 50 milioni (di cui il 60% spettante ai soci pubblici)». Tre le direttrici suggerite da Mascagni. «Una parte degli utili - argomenta - dovrebbe senz’altro essere impiegata per ricapitalizzare Acquedotto del Fiora (azienda per altro sottocapitalizzata) allo scopo di renderla più competitiva in vista del 2026, e ciò sia nel caso in cui si proceda alla fusione con le “consorelle” toscane, sia nel caso sarà Fiora a partecipare alla gara per l’affidamento del servizio. Inoltre, un’altra parte degli utili dovrebbe invece essere restituita ai cittadini abbattendo inizialmente la quota fissa in tariffa attraverso il meccanismo del ristorno; il Comune di Grosseto, potrebbe pertanto venire incontro alle famiglie chiedendo che una parte degli utili ad esso spettante venga utilizzata per ridurre di fatto le tariffe a partire dalle famiglie numerose e dai redditi disagiati. Infine, una terza azione dovrebbe consistere nella richiesta di modifica, in sede Ato, del sistema tariffario che dovrebbe essere rimodulato non solo su fasce di consumo, come è attualmente, ma anche in base al nucleo familiare, così da attenuare i costi per famiglie numerose e con figli, le più gravate dalla crisi. Si potrebbe così giungere a prevedere la gratuità dei primi 30 litri al giorno di consumo per ciascun componente del nucleo familiare». Triplice l’obiettivo conseguibile: impostare per tempo le sfide; rafforzare il ruolo pubblico di Acquedotto del Fiora; ridurre i costi del servizio a vantaggio di famiglie e cittadini, perché «l’acqua è e deve rimanere un bene comune, a disposizione di tutti i cittadini».
E sulla sede? È determinante averne una di proprietà: «Desta pertanto preoccupazione il fatto che il Comune, dopo aver di fatto bloccato l’iter che prevedeva la realizzazione della sede in piazza della Stazione (per l’acquisto dell’area Fiora ha già versato al Comune quasi 2 milionidi euro) allo scopo di valutare la realizzazione la sede all’ex Garibaldi, non abbia ancora dato risposte concrete in ordine alla perseguibilità di tale proposta alternativa. I dubbi esternati dal vicesindaco Agresti sulla fattibilità di tale alternativa, se non smentiti, parrebbero far presagire un abbandono surrettizio del progetto, lasciandolo finire su un binario morto».
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