Il Tirreno

Grosseto

Cinquanta militari all’alba Blitz nelle case degli Alasia

di Francesca Gori

Sequestrate 13 auto e 14 conti correnti alla famiglia sinti che vive in via dei Laghi Non sono stati ancora sgomberati dalle sei ville finite nel dispositivo della Procura

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GROSSETO. La Procura è andata a dritto: ieri mattina una cinquantina di militari del comando provinciale dei carabinieri e della guardia di finanza sono arrivati in via dei Laghi per sequestrare i beni a tredici persone appartenenti alla famiglia Alasia, la famiglia sinti che da più di quarantanni vivono a Grosseto. Un sequestro al quale via Monterosa ha voluto dare un’impronta precisa: quella contenuta nel Codice antimafia che estende la disciplina delle misure di prevenzione in materia di criminalità organizzata anche alle persone socialmente pericolose. Così, infatti, sono stati definiti gli Alasia dalla Procura: «Pericolosi per la sicurezza». È un colpo durissimo quello che i magistrati di via Monterosa hanno chiesto di sferrare alla famiglia Alasia. Senza precedenti, in provincia. «Tutti i soggetti risultano inequivocabilmente persone pericolose per la sicurezza pubblica - argomenta la Procura - per le quali si rende necessaria una particolare vigilanza da parte degli organi preposti alla tutela della sicurezza delle persone e della collettività». E ancora: «I beni rappresentano indiscutibilmente il provento di attività illecite, ovvero il conseguente reimpiego, di modo che occorre richiederne in via cautelare il sequestro e la successiva confisca all’esito del contraddittorio di legge». E infine: «Di fronte a un gruppo di soggetti che da decenni conducono una vita più che agiata, in dispregio a qualsiasi regola minima del vivere civile e anzi vivendo di attività predatoria e di illeciti della più varia natura, la mancanza di un’adeguata risposta delle istituzioni, nel rigoroso rispetto delle leggi, rappresenterebbe un’insanabile contraddizione dell’intero ordinamento, che finirebbe per rinnegare i suoi stessi presupposti fondamentali».

Le indagini patrimoniali sono cominciate dopo che il 31 marzo dell’anno scorso 16 membri della famiglia Alasia furono raggiunti dalle misure cautelari per furto aggravato: le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Grosseto avevano messo in luce la presenza di una vera e propria associazione a delinquere specializzata in furti di in abitazioni e negozi, aggravati, secondo l’accusa, dalla violenza sulle cose e dall’uso occasionale di minori, commessi sia in città che in alcune lussuose ville della Costa Smeralda, in Sardegna.

Accuse, quella della Procura, che sono state respinte dai membri della famiglia sinti. Per 12 di loro i magistrati hanno chiesto la sorveglianza speciale e l’obbligo di dimora in provincia per cinque anni. «Siamo sbalorditi - hanno detto loro quando sono andati in tribunale a ritirare gli atti - Sono richieste ingiuste. Noi non siamo pericolosi. E noi non abbiamo nulla di prezioso: guardate pure». Gli Alasia vivono a Grosseto da 40 anni: la Procura ha disposto anche il sequestro delle sei ville, tutte abusive, tirate su sulla strada dei Laghi e in via Scansanese ma il decreto di sgombero non è stato ancora firmato anche se su quella abitazioni pendono ancora diverse ordinanze di demolizione firmate dal sindaco Emilio Bonifazi.

Le indagini patrimoniali sono state condotte dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri e dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza che hanno passato al setaccio i beni di famiglia: secondo l’accusa infatti, gli Alasia-Alafleur avevano un tenore di vita esagerato per persone senza busta paga. Per persone che ufficialmente di lavoro raccolgono ferro vecchio o sono impiegati come camerieri ma che si possono permettere cene lussuose al ristorante, sedute costose dall’estetista o anche spendere 50.000 euro alle slot machine.

Loro, quell’etichetta di dosso vorrebbero scrollarsela: quella di persone che rubano per fare comunque una vita al di sopra delle possibilità di tanti.

Ma ieri le auto dei carabinieri e della guardia di finanza si sono fermate di nuovo davanti a quella grande villa con le sbarre alle finestre per tenere i ladri lontani da lì e hanno sequestrato quello che era stato indicato nel dispositivo della Procura di Grosseto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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