La manifestazione
CasaPound, il sindaco non si sbilancia
Vivarelli Colonna si commuove ma non risponde all’interrogazione sull’appoggio del partito neofascista
GROSSETO. Parla con il cuore in mano. Parla delle sue radici, della terra, del lavoro. E si commuove, strappando un applauso a tutti i presenti che capiscono che è davvero lontano anni luce dal fingere, e che le sue sono davvero parole sincere. Eppure il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna non risponde alla questione: «Intende continuare a essere sostenuto da un movimento che si dichiara fascista o crede condivisibili i valori dell’antiascismo?».
La domanda è stata posta ieri in consiglio comunale da Carlo De Martis (Mascagni sindaco) a nome di tutte le forze di minoranza, dopo che il consigliere di maggioranza Gino Tornusciolo, eletto come indipendente con Fratelli d’Italia, oggi nel gruppo misto, è diventato responsabile comunale di CasaPound, partito dichiaratamente neofascista che il 18 febbraio ha inaugurato una sede a Grosseto.
De Martis ha ricordato come lo stesso Vivarelli Colonna, in un dibattito preelettorale al Cassero, con tono sdegnato avesse negato di essere sostenuto da CasaPound. «E – ha aggiunto il consigliere – in questi mesi riconosciamo che la sua giunta si è posta con fatti concreti in una posizione di grande sensibilità per i valori dell’antifascismo e della memoria».
«Mi capita raramente di essere in difficoltà nelle situazioni della vita: questa è una di quelle volte in cui sono in difficoltà», ha esordito Vivarelli Colonna che ammette di aver dovuto «pensare e ripensare anche a una parte di me».
«Io mi reputo un uomo semplice, di campagna – dice il sindaco – sempre occupato a fare, a lavorare e anche ad amministrare... Questa vostra richiesta ha suscitato in me una visita introspettiva inaspettata e per certi versi, vi confesso, sconvolgente, mi ha costretto a mettermi a nudo davanti a me stesso e a pormi degli interrogativi che mai erano balenati nei miei pensieri più reconditi». Vivarelli Colonna si definisce «un civico, un amministratore. Non sono un ideologo. Non sono un politico. La mia stella polare è, è sempre stata e sempre sarà, comunque e a qualunque costo la libertà individuale». E cita Voltaire: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire».
Poi passa in rassegna «le ideologie del passato», dallo sterminio attuato da Gengis Khan alle purghe staliniane, passando per lo sterminio dei nativi americani da parte degli europei, ai lager nazisti, fino alla strage nazifascista di Maiano Lavacchio. «Ogni mattina nel mio ufficio mi fermo alcuni istanti davanti alla lavagna di Maiano Lavacchio e un brivido percorre la mia schiena», dice. La voce si rompe e poco dopo, evocando le immagini del recupero dei corpi degli infoibati, si commuove. «Davanti a queste scene il mio sangue ribolle e spesso la commozione mi toglie il fiato. Queste immagini appartengono, per fortuna al passato. Oggi abbiamo bisogno di amore, di passione. Abbiamo bisogno che la nostra città, la città di Grosseto, sia amministrata con competenza e con passione. Io sono qui per amministrare, per far progredire una città che funzioni. Una città dove ci sia tolleranza e libertà di pensiero».
Vivarelli Colonna non lo cita mai, ma in questa libertà di pensiero ricomprende, a quanto pare, anche quella di Tornusciolo di professarsi neofascista, visto che alla domanda di De Martis alla fine non risponde.
«Ho apprezzato profondamente il suo intervento – dice De Martis – Oggi c’è anche la libertà per movimenti neofascisti di candidarsi. Dopodiché bisogna stabilire se farsi appoggiare da loro». Per questo De Martis si dice «insoddisfatto, perché la richiesta di chiarimento politico purtroppo non l’abbiamo avuta».
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