Il Tirreno

Grosseto

«Una degna sepoltura per Leone»

di Fiora Bonelli
«Una degna sepoltura per Leone»

Da 7 mesi i resti del controverso ex capo sacerdote giurisdavidico attendono un loculo ad Arcidosso

3 MINUTI DI LETTURA





ARCIDOSSO. «Anche Leone Graziani (1918-1993) deve avere una degna sepoltura nel cimitero di Arcidosso». L’appello arriva da Francesco Minucci, cultore della storia di David Lazzaretti, che con altri ricercatori arcidossini chiede al Comune di trovare un piccolo loculo per Graziani, che ha rappresentato, pur tra polemiche feroci, un pezzo di storia legata alla vicenda del santo David.

«Credo – dice Minucci – sia opportuno rendere giustizia, con riconoscenza e pietà, alla memoria di Graziani. Quando morì lasciò tutta la sua biblioteca, comprese le carte delle sue ricerche su Lazzaretti e poi i fondi Imperiuzzi, Giro, Cappelli, insomma tutto ciò che possedeva, alla biblioteca comunale di Arcidosso e al Centro Studi Lazzaretti. Un personaggio controverso, ma importante per la nostra storia».

Minucci racconta di aver notato, al cimitero di Arcidosso, che il campo dove era sepolto Graziani era interessato da opere di esumazione. «Presumendo che non avesse parenti che volessero preoccuparsi dei suoi resti, pregai il becchino che quando avesse proceduto allo scavo di quella tomba mi avvisasse, e così fu. Informai anche l’assessore alla cultura Adriano Crescenzi e subito mi parve interessato. Con alcuni amici tra cui Paolo Lorenzoni ed Enzo Fatarella, acquistammo una cassettina di zinco dove furono racchiuse le ossa e chiedemmo informalmente al Comune che trovasse un tumulo per ospitarle. Sono passati sette mesi e ancora quella cassetta di zinco giace nei depositi del cimitero».

Diversi gli interlocutori del Comune che, dice Minucci, hanno dato solo «vaghe promesse. So bene che in passato vi sono stati dissapori e contrasti fra la comunità davidiana e Leone. Ma ciò non toglie che per un dovere di carità cristiana e di riconoscenza per il suo lavoro, nella ricerca appassionata e proficua su Lazzaretti e per il gesto generoso donando un tesoro alla biblioteca, non gli si debba questo minimo gesto di riconoscenza».

Graziani è notissimo nello scenario legato a David. Entra in scena ad Arcidosso, attorno agli anni ’50, un periodo che vide fronteggiarsi, dentro la chiesa giurisdavidica, due filoni: uno rappresentato dalla gente di Monte Labro e l’altro interpretato da Graziani e Elvira Giro, che introducevano nell’ortodossia giurisdavidica elementi esoterici e occultisti. Giro era amica di Elena Cappelli, una medium compagna di Filippo Imperiuzzi, ex frate che era stato sommo sacerdote giurisdavidico. Nel 1953 Giro arrivò in Amiata e intorno a lei cominciarono a ruotare veggenti e medium. Graziani era con lei. La comunità locale accolse mal volentieri questa intromissione che snaturava il messaggio di David, fino alla rottura. A Graziani fu tolta, nel 1965, la carica di capo sacerdote giurisdavidico.

«Stiamo cercando di trovare un tumulo di proprietà comunale per Graziani. E anche il centro studi si è attivato», dice oggi Crescenzi. Anche Nello Nanni, del centro studi, conferma: «Il sindaco portò all’attenzione del consiglio del Centro la questione e fu deciso all’unanimità che era opportuno che il Comune si spendesse per dare degna sepoltura a Graziani».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze