Il Tirreno

Grosseto

Tragedia dell’Erasmus L’autista chiede ancora l’archiviazione

di Alfredo Faetti

Elena e le altre tre vittime toscane ricordate a Roma e Firenze I familiari delle ragazze si oppongono alla richiesta dell’avvocato

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GAVORRANO. È un periodo di commemorazione per le ragazze Erasmus rimaste uccise nell’incidente in Catalogna. Sono state ricordate la settimana scorsa a Roma in occasione degli Stati Generali Generazione Erasmus, alla presenza di parlamentari e ministri; saranno poi celebrate ancora il 10 marzo a Firenze nel corso del Premio Ricerca Città di Firenze, in cui quest’anno una sezione sarà appositamente dedicata alle tre studentesse toscane che hanno perso la vita in Spagna: Valentina Gallo di Firenze, Lucrezia Borghi di Greve in Chianti ed Elena Maestrini di Bagno di Gavorrano. Ma in mezzo alla memoria delle tredici vittime, da Amposta arriva una data importantissima per le famiglie coinvolte: l’udienza in cui verrà discusso il ricorso presentato dall’autista del pullman, unico indagato, con cui ha chiesto di archiviare nuovamente il procedimento penale a suo carico.

È un tira e molla costante quello tra l’accusa, rappresentata oltre che dal pm spagnolo anche dai parenti delle vittime, e la difesa, dove figura solo il 62enne conducente del mezzo, accusato di omicidio colposo e lesioni. Sembrava averla scampata l’uomo il novembre scorso, quando il precedente giudice del tribunale di Amposta decise di archiviare la pratica per «mancanza di elementi di colpevolezza». Una lettura piuttosto criticabile secondo i familiari, visto che fino a quel momento l’autista non era ancora stato interrogato ufficialmente dalla polizia federale catalana.

Un gap che si è colmato a inizio febbraio, dopo che il giudice è stato sostituito e il suo successore ha accolto il ricorso presentato dai parenti per riaprire il caso. L’interrogatorio dell’autista è durato soltanto mezzora in cui ha dichiarato che c’è stato un malfunzionamento del sistema dei freni, non un colpo di sonno. Nella sua ricostruzione, l’indagato ha raccontato che una volta arrivati a Valencia, si è diretto in un quartiere storico della città, dove ha parcheggiato l’autobus in un’area apposita. «Un posto tranquillo», lo ha definito l’autista, rimasto poi sul pullman per tutto il tempo, «dormendo - ha raccontato - fino all’ora del viaggio di ritorno». L’uomo poi ha spiegato che il sistema dei freni denominato “ritardo”, quale era quello installato sul pullman, è particolarmente pericoloso sull’asfalto bagnato e quando il mezzo ha iniziato a sbandare improvvisamente non è riuscito a correggere la traiettoria, fino a che non è arrivato lo schianto. Era il 20 marzo scorso e ad oggi non è ancora dato sapere se ci sarà un processo o meno.

La difesa dell’autista ha chiesto una nuova archiviazione: ricorso che sarà discusso il 10 marzo. E mentre in Spagna si combatte la battaglia legale, in Italia l’associazione Genitori Erasmus, composta dai parenti delle vittime, combatte quella per la sicurezza. «L’associazione vuole portare un cambiamento forte - dice Gabriele Maestrini, il padre di Elena - Attraverso il comitato scientifico, porterà sui tavoli delle istituzioni i progetti di modifica delle nuove leggi e regolamenti in ordine alla sicurezza stradale, alle coperture assicurative, agli esatti contenuti del Progetto Erasmus e ai ruoli dei vari soggetti che interagiscono nel programma di formazione universitaria nell'ambito dell'Unione Europea».

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