Sicurezza
Salta la bonifica unitaria della falda
Attesa da 20 anni, coinvolgeva tre aziende e il Comune. Il Forum Ambientalista denuncia: «Inquinamento fino al mare»
SCARLINO. Nulla da fare. A oltre trent’anni dall’inizio dell’inquinamento provocato dalle ceneri di pirite nella piana di Scarlino, a vent’anni esatti dalle prime sollecitazioni a bonificare il sito e la falda acquifera e a due anni dall’approvazione della bonifica unitaria di quest’ultima, a cui sono chiamati il Comune di Scarlino e tre aziende del Casone, la bonifica unitaria della falda salta. La denuncia arriva dal Forum Ambientalista Grosseto che ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa a Grosseto per portare tutti a conoscenza dell’ennesimo stallo di una vicenda che grida vendetta.
Bonifica attesa dagli anni ’90. L’intervento di bonifica si attende dal 1997 (anno in cui la Regione inserì il sito del Casone nel Piano regionale di Bonifica) e sarebbe dovuto durare 6 mesi. Da allora sono passati vent’anni, nei quali gli enti pubblici hanno dapprima cercato di far passare l’inquinamento da arsenico – rilasciato dalla pirite insieme ad altri metalli pesanti prima sui terreni e da lì nelle sottostanti falde – come fisiologico di questa zona, salvo poi riconoscere che era frutto della precedente attività industriale dell’Eni. Poi sono corsi ai ripari con varie ordinanze di messa in sicurezza d’urgenza della falda e di isolamento dei rifiuti contenenti la pirite. Quindi hanno comandato bonifiche a macchia di leopardo, rivelatesi inefficaci. Infine, nel 2013 hanno riconosciuto che urgeva bonificare in modo unitario la falda, chiamando a intervenire (progetto approvato nel 2015) le aziende che oggi vi operano – Huntsman Tioxide, Nuova Solmine, Scarlino Energia (oggi in concordato) – oltre al Comune di Scarlino che possiede circa 30 ettari.
La riunione fiorentina. Che la bonifica unitaria sia tramontata ancor prima di iniziare lo si apprende nel verbale del collegio di vigilanza dell’accordo Colline Metallifere che si è tenuto in Regione il 2 febbraio e a cui hanno partecipato, oltre alla Regione, anche rappresentanti dei Comuni, di Syndial, Nuova Solmine e Arpat. Il tema principale erano le bonifiche chieste a Syndial in alcuni siti delle Colline Metallifere, ma si è parlato anche di un’altra emergenza ambientale: l’inquinamento della piana di Scarlino. Nel concludere i lavori, infatti, l’assessora regionale all’Ambiente Federica Fratoni si rammarica del fatto «che non si sia riusciti a dar corso al progetto unitario di bonifica» pur ritenendo «positivo l’impegno di Comune, Nuova Solmine e Huntsman a realizzare la bonifica della falda». Nessun accenno a Scarlino Energia. La società proprietaria dell’inceneritore è citata dal rappresentante di Scarlino, l’ingegnere Roberto Micci, che ritiene che anch’essa «dovrà essere sollecitata a intervenire». In altre parole, al momento non è pervenuta. Insomma, dopo che nelle scorse settimane era emerso che le società erano in disaccordo sulla ripartizione dei costi – al telefono del Tirreno il sindaco di Scarlino Marcello Stella conferma che «non solo Scarlino Energia, ma anche Huntsman Tioxide e Nuova Solmine hanno sollevato delle obiezioni sulla ripartizione dei costi» – le conclusioni dei lavori del collegio sanciscono ufficialmente che la bonifica unitaria è sfumata.
Ambientalisti furiosi. Un ennesimo buco nell’acqua che preoccupa il Forum Ambientalista. «Perché l’inquinamento non è statico ma si muove – tuona Roberto Barocci, portavoce del Forum – e si muove verso i campi coltivati, dove pascola il bestiame, e verso il mare».
Arsenico fino in mare. Un punto, questo, su cui insiste anche il geologo Ludovico Sola. «Una parte dell’arsenico e degli altri metalli si infiltra nel terreno e va nella falda – spiega – un’altra va in spiaggia. Ma purtroppo solo l’area della Carbonifera, a Piombino, viene campionata e i valori sono fuori norma. Nel resto della spiaggia non si sono mai ricercati questi inquinanti». Perché? «Perché chi solleva obiezioni viene rimosso, come è successo a Fabio Zita e a Maria Sargentini», dice Barocci citando l’architetto regionale che seguiva la geotermia e l’ex direttrice Arpat che seguiva l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola.
Chi deve pagare le bonifiche. Il nodo è chi paga per ripulire e la legge è chiara: chi inquina paga. Ma applicarla non pare così semplice e l’abbandono del progetto unitario di bonifica lo dimostra. «La stupidità di questi amministratori – dice Barocci – è di aver consentito a Eni, che era un soggetto assolutamente solvibile, di andarsene». Le aziende oggi nella piana hanno infatti ereditato dalla precedente “inquilina” del Casone gli obblighi di bonifica. Ma non accettando la ripartizione degli oneri, hanno fatto tramontare la bonifica unitaria. «Mi chiedo perché la Regione consenta un’omissione di legge a favore di soggetti privati che hanno l’obbligo di bonificare – conclude Barocci – e perché non faccia un’ordinanza di messa in sicurezza permanente».
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