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Palomar: «Siena aiuta Grosseto invece no»

Palomar: «Siena aiuta Grosseto invece no»

GROSSETO. Va avanti il progetto di Massimo Marinotti di aprire un punto vendita Palomar a Siena. Il titolare del negozio di corso Carducci, che nelle scorse settimane aveva anticipato questa idea a...

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GROSSETO. Va avanti il progetto di Massimo Marinotti di aprire un punto vendita Palomar a Siena. Il titolare del negozio di corso Carducci, che nelle scorse settimane aveva anticipato questa idea a Il Tirreno, sta procedendo lungo il percorso che porterà presto a esportare una storica eccellenza maremmana nella città del Palio: i lavori dovrebbero concludersi entro l’estate. «Ho avuto diversi incontri – spiega – con alcuni amministratori senesi che ne hanno apprezzato i contenuti del progetto e le mie intenzioni. E mi hanno anche informato che in qualità di operatore culturale avrò diritto a 9.000 euro di sgravi fiscali per mettere su l’attività. Ebbene sì, Siena alla cultura offre delle facilitazioni». È un progetto culturale innovativo quello di Marinotti, che ha messo a punto insieme alla moglie Monica e alla collaboratrice Maria Grazia Casagrande: l’ha prima sperimentato e poi adottato in ventinove anni di lavoro che hanno portato la Palomar ad essere uno dei punti di riferimento più importanti di livello culturale della città.

«La nuova libreria senese – dice – avrà una sua identità: precisa, moderna, a partire dall’architettura degli interni. Ci sarà un unico ma esteso fondo con una decina di tavoli a tre livelli da utilizzare per la lettura e la consultazione dei testi, con scaffali che riprenderanno quelli presenti attualmente nella teca di corso Carducci. La sede sarà al chiasso Forte, di fronte allo storico Rettorato universitario e a due passi da piazza del Campo, mentre stiamo valutando se l’insegna riporterà il nome Palomar o un altro».

Marinotti è convinto del progetto e lancia la sfida senza nascondere le ambizioni. «Sarà la libreria più importante di Siena – conclude – che avrà riflessi positivi in termini economici e di clientela anche su quella grossetana. Non siamo convinti che gli effetti dell’arrivo dei centri commerciali, che hanno portato alla crisi del centro storico e hanno cambiato del tutto Grosseto, si combatta creandone altri, ma piuttosto puntando su attività culturali come ho intenzione di fare. Io ci credo, peccato solo di non aver finora avuto nessun appoggio da parte degli amministratori locali». (s.f.)

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