Una lettera da Carrara ci impiega 15 giorni
Spedita il 13 gennaio, arriva a destinazione il 28. Orlandini: «Ormai è normale. E vi spiego il perché»
GROSSETO. Quindici giorni: tanto ha impiegato una lettera per scendere lungo la costa tirrenica da Carrara a Grosseto. Sembra un fatto straordinario – un’eccezione alla regola – ma scopriamo che, secondo il sindacato, non lo è: «Purtroppo sta diventando la normalità» dice Donato Orlandini, segretario provinciale di Confsal-Comunicazioni, che dà anche una spiegazione della lungaggine.
È il 12 gennaio, siamo a Carrara, capitale mondiale dei marmi, e un’insegnante in pensione prepara una lettera per la figlia che vive a Grosseto. Il giorno seguente – è il 13 gennaio – imbuca la busta con un francobollo di posta ordinaria. Passano i giorni e la cassetta della figlia – che attende la comunicazione – rimane vuota. La lettera arriva a destinazione sabato: cioè il 28 gennaio. Risultato? Ci ha impiegato 15 giorni, con stupore sia del mittente che del destinatario.
Sottoponiamo la questione a Orlandini, che qualche giorno fa, a Grosseto, ha presentato con Maurizio Buzzani, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, un dossier che è un cahiers de doléances del servizio postale ai tempi del postino telematico e della consegna della corrispondenza a giorni alterni. In quell’occasione Orlandini disse: «I grossetani stanno ricevendo adesso gli auguri di Natale»; era il 21 gennaio e a noi sembrò un’iperbole, un’esagerazione per far capire alla platea che c’erano dei problemi e che la consegna un giorno sì e un giorno no – modalità inaugurata da Poste Italiane nel 2016 – era tutt’altro che efficiente.
Quindici giorni di attesa: «Sta diventando la regola – dice Orlandini – Quello che mi raccontate è un “caso giornaliero”. E alla fine succede che i cittadini si abituino».
Il segretario grossetano di Confsal-Comunicazioni ha la sua spiegazione: «Credo che questi ritardi – riflette – siano da imputare al fatto che se io oggi spedisco una lettera a Grosseto con destinazione Grosseto, la mia busta prima va a Firenze, al centro di smistamento, e poi ritorna qui. Mettere in moto i centri di smistamento (cioè macchine a fotocellula che riconoscono il Cap e smistano appunto la corrispondenza su binari), ha però un costo – continua Orlandini – e quindi durante la settimana si tende ad accendere queste macchine poco o nulla. E se la macchina non viene accesa la posta non viene “lavorata” e si accumula. Risultato: durante la settimana i cittadini ricevono poca corrispondenza o non la ricevano affatto e la valanga si ammassa nel week-end». Non a caso la “nostra” lettera è arrivata di sabato. «Aggiungiamo il fatto – conclude Orlandini – della consegna a giorni alterni e il risultato si spiega».
Insomma, è la tecnologia, bellezza. Verrebbe da rimpiangere i tempi in cui la posta si smistava “a braccia” e viaggiava su rotaia...
Giovanna Mezzana
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