Il Tirreno

Grosseto

È in carcere

Aggredì la ex suocera e la dirigente scolastica

GROSSETO. L’hanno rinchiuso in carcere perché il solo divieto di avvicinamento non appare sufficiente. L’hanno portato in carcere perché ha dei precedenti, anche violenti. L’hanno portato in carcere...

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GROSSETO. L’hanno rinchiuso in carcere perché il solo divieto di avvicinamento non appare sufficiente. L’hanno portato in carcere perché ha dei precedenti, anche violenti. L’hanno portato in carcere perché ha dimostrato di non essere capace di trattenersi, nemmeno in presenza della figlia di 6 anni: di fronte a lei, il 17 gennaio scorso, davanti alla scuola dove si era recato per prendere la bambina, aveva aggredito la nonna - madre della sua ex moglie che l’aveva inviata temendo che lui se ne potesse dimenticare - sferrandole una testa al volto che le aveva causato la perdita di un dente e un indebolimento permanente della masticazione.

All’uomo, 38 anni, condannato all’inizio dell’anno per atti violenti nei confronti della ex moglie e sottoposto a un altro procedimento per stalking, sono state contestati anche altri comportamenti - non oggetto della misura cautelare ma ritenuti indicativi della personalità. Perché quello stesso pomeriggio del 17 gennaio l’uomo era corso negli uffici della dirigente della scuola per minacciarla e aggredirla: in questo caso all’uomo vengono contestate le percosse, cioè uno spintone che le avrebbe dato facendola indietreggiare, dicendo contemporaneamente «Non dovevi chiamare i carabinieri», colpendola poi all’orecchio e al viso con il braccio teso e a mano aperta (4 giorni di guarigione) dopo aver eluso l’intervento del personale della scuola. Ma gli vengono contestate anche le minacce con stalking, perché avrebbe detto alla dirigente «Tanto ti aspetto fuori» e sarebbe rimasto più di un’ora di fronte al cancello e al portone dell’istituto, imprecando e aspettando che uscisse.

Infine, sempre nella stessa circostanza, un caso di tentata violenza privata. Perché l’uomo si sarebbe messo a suonare ripetutamente il campanello di ingresso e a un’insegnante e a una collaboratrice scolastica avrebbe detto la frase «Se rimette gli occhi su mia figlia gli taglio la testa», al punto che la dirigente sarebbe stata costretta a non interessarsi di quanto poteva avvenire all’interno della scuole e che riguardava la figlia.

Il gip Sergio Compagnucci ritiene di non poter accogliere le tesi dell’indagato. Questi aveva raccontato che non si era presentato in orario alla scuola perché non era stato avvertito delle modalità di visita stabilite dal giudice nemmeno una settimana prima: il legale che lo difende nella causa di separazione lo ha smentito, fornendo la documentazione. E comunque questa non può mai essere una giustificazione delle aggressioni. (p.s.)

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