Il Tirreno

Grosseto

Nell’antica grotta la campagna di scavi riprende a maggio

di Andrea Capitani
Nell’antica grotta la campagna di scavi riprende a maggio

MONTE ARGENTARIO. Riprenderà a maggio la campagna di scavi alla grotta di Cala dei Santi. L’ultima settimana del mese e le prime tre di giugno lo staff capitanato della dottoressa Adriana Moroni...

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MONTE ARGENTARIO. Riprenderà a maggio la campagna di scavi alla grotta di Cala dei Santi. L’ultima settimana del mese e le prime tre di giugno lo staff capitanato della dottoressa Adriana Moroni tornerà nell’anfratto a sud dell’Argentario, nei pressi di Porto Ercole. Prosegue l’indagine nelle aree in cui sono stati trovati, anche nella scorsa campagna del 2016, molti resti di animali e utensili, testimoni del passaggio dell’uomo di Neanderthal che ha abitato la zona circa 40.000 anni fa.

Nell’ultimo scavo il lavoro è stato incentrato su una serie di sottolivelli, con i reperti analizzati e catalogati in questi giorni all’interno di un seminario organizzato all’Università di Siena nei locali dell’unità di Ricerca Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell'Ambiente, a cui hanno preso parte studenti delle Università di Bologna, Ferrara e Pisa. Gli scavi del 2016, effettuati sui vari livelli in cui poggia la grotta, hanno evidenziato che uno di questi era privo di reperti umani, ma era ricco di “coproliti” ancora strutturati, ma più spesso pressati e frammentati.

Sono state approfondite delle depressioni dovute probabilmente all’azione della iena, che potrebbe essersi creata delle tane durante la sua permanenza. Lo studio porta alla luce una fase di abbandono della grotta da parte dell’uomo, che viene sostituito appunto dalla iena. È stato poi scoperto un fondo di focolare che poggia in parte sul tetto dell’argilla sottostante, dove era presente una paleosuperficie ben conservata. All’interno di questo livello sono stati identificati diversi punti di fuoco che mostravano differenti stati di conservazione. Di alcuni di questi focolari non strutturati restava appena l’arrossamento di base, mentre di altri era ben conservata la cenere. È emersa un’area adibita ad attività di estrazione del midollo, caratterizzata da ossa di grandi ungulati frammentate e dalla presenza di percussori usati per questa pratica. «Anche quest’anno la campagna si terrà nell’ultima settimana di maggio e nelle prime tre di giugno - annuncia Moroni - sperando anche nella disponibilità dei vigili del fuoco e di altri enti. Gli ultimi scavi hanno portato alla luce grosse ossa di cervo, uro e anche di un erbivoro più grande, che venivano frammentate per estrarne il midollo, alimento molto nutriente per gli uomini di quel periodo. È appurato che in quel luogo erano macellate le carcasse degli animali che venivano catturati».

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