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Rifugiati accolti nel golfo L’adesione di Follonica
Arriveranno al massimo venti persone ma non andranno alla Colonia Marina I richiedenti asilo parteciperanno ai progetti di inserimento e integrazione
FOLLONICA. Dai dieci ai venti profughi potrebbero arrivare in primavera a Follonica. Il sindaco Andrea Benini lo aveva annunciato già molti mesi fa: appena il Comune avrebbe avuto a disposizione degli spazi pubblici adatti ad accogliere un gruppo di richiedenti asilo politico avrebbe dato l’ok alla Prefettura, che, in linea con quanto deciso dal governo centrale, continua a chiedere la disponibilità agli enti comunali per dare ospitalità a chi arriva dall’estero. Adesso pare che dei locali ci siano e non si tratta dell’ex Colonia Marina, palazzina destinata ad accogliere i senza tetto d'inverno che non è però sicura negli altri spazi liberi, per la mancata ristrutturazione che i follonichesi attendono da tempo ma che tarda a partire perché non ci sono i fondi. Ancora il sindaco non vuole dire nulla di più: non parla del luogo dove prevede di accogliere i migranti, accenna solamente a una delibera di indirizzo per aderire al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). «Abbiamo voluto affermare la necessità di fare la nostra parte nel sistema dell’accoglienza diffuso dei richiedenti asilo proposto dalla Regione Toscana», dice Benini.
Ma che cosa comporta l’adesione allo Sprar? Il sistema prevede un’assunzione di responsabilità diretta del Comune che sarà chiamato a presentare un proposta, insieme a partner dell’associazionismo e del terzo settore, entro il 31 marzo, per la realizzazione di progetti di accoglienza dei migranti, accedendo al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, sostenuto anche dalla Comunità europea, che finanzierà fino al 95% il progetto.
«È un percorso che supera la sola distribuzione di vitto e alloggio, spazza via ogni logica assistenzialistica passiva - precisa il sindaco - I richiedenti asilo diventano protagonisti del loro progetto di inserimento e di riconquista della propria autonomia, per una effettiva partecipazione alla vita del nostro Paese, secondo il modello dei piccoli numeri diffusi. Si tratta di un sistema di accoglienza strutturato, costantemente monitorato rispetto agli obiettivi perseguiti; verranno svolte attività legate all’insegnamento della lingua italiana e alla mediazione linguistico-culturale, servizi per favorire l’inserimento lavorativo, l’orientamento e l’informazione legale e a sostegno della formazione e della professionalizzazione, la possibilità nel percorso di formazione di svolgere lavori di pubblica utilità in accordo con l’amministrazione, l’inserimento scolastico dei minori nelle scuole secondarie di secondo grado».
L’organizzazione così strutturata eviterà che i richiedenti asilo siano lasciati a loro stessi. «Affermando l’idea che non dobbiamo essere sopraffatti dalla paura e della diffidenza, favorire al contrario momenti di conoscenza e di scambio a partire dalle nostre scuole (in questo ci aiuterà anche la Commissione interculturale che ha ripreso la sua attività in questi mesi) - conclude Benini - Evitando, al contempo, situazioni di cattiva gestione progettuale o mancato controllo come quella a cui assistiamo in questi mesi di molti ragazzi che arrivano nella nostra città, in bicicletta, da una struttura vicina, nella provincia di Livorno: su questo, su questo c'è un forte interessamento dei carabinieri per identificare le persone e monitorare i movimenti».
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