Il Tirreno

Grosseto

Poste: «Mancano 15 portalettere»

di Giovanna Mezzana
Poste: «Mancano 15 portalettere»

Rc e Confsal contestano la consegna della corrispondenza a giorni alterni. Dossier ai sindaci per fare pressing sulla Regione

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GROSSETO. C’è posta per i sindaci e per i consiglieri comunali – di maggioranza e di opposizione – dei 28 municipi della Provincia: da Grosseto all’Amiata, dalle Colline Metallifere a Capalbio. Il mittente è la federazione grossetana del Partito di Rifondazione Comunista, con il contributo del circolo di Rc di Santa Fiora, che da anni «segue con molta attenzione – si legge nella comunicazione a primi cittadini e consiglieri firmata da Maurizio Buzzani, segretario provinciale di Rc – le vicissitudini legate alla trasformazione genetica di Poste Italiane». Sindaci e membri delle pubbliche assemblee riceveranno un dossier di 9 pagine dedicate al servizio postale nei 28 comuni. È un vero e proprio cahiers de doléances. E qui vengono alla mente le molte denunce dei cittadini per i ritardi nella consegna della corrispondenza e a cui il Tirreno ha dato voce: da Monterotondo Marittimo a Cinigiano, da Santa Fiora a Roccalbegna... Rifondazione Comunista punta il dito contro il nuovo modello di consegna della posta a giorni alterni, inaugurato nel 2016, «per cui giacciono, al palo, tonnellate di corrispondenza» secondo Confsal-Comunicazioni, il sindacato autonomo dei lavoratori postelegrafonici; contro la debacle, secondo Rc, del postino telematico, «figura, nata già defunta, introdotta nel 2010 per far digerire i tagli effetto della consegna della corrispondenza un giorno sì e uno no»; e contro la paventata riduzione del personale – 700 i dipendenti postali in tutta la Provincia, di cui 158 sono i portalettere – e la temuta chiusura di molti uffici postali. Il sindacato autonomo mette anche il naso negli organici di Poste Italiane, e – secondo il calcolo di Confsal – dalla Maremma all’Amiata mancherebbero 15 postini.

Il dossier. Il fascicolo in arrivo è stato messo a punto con il contributo dei lavoratori grossetani delle Poste vicini a Rifondazione Comunista. Allegata al dossier c’è una richiesta che suona così: consiglieri, sulla base di quanto potete leggere in questa pagine, presentate una mozione nella pubblica assise perché il sindaco la faccia propria e bussi alle porte della Regione: obiettivo, salvaguardare la qualità di un servizio pubblico, come quello del recapito della posta, che «è fondamentale per la tenuta del tessuto civile» di città e borghi.

Consegna alternata. Il dossier prende in esame l’efficienza della consegna della posta a giorni alternati, cioè un giorno sì e uno no. «Abbiamo le carte per dimostrare dice Donato Orlandini, segretario provinciale di Confsal-Comunicazioni – che è un fallimento. Ci sono quintali di corrispondenza che giacciono qua e là in Italia. I grossetani ricevono ora gli auguri di Natale. Dove andrà a finire tutta questa posta? In coriandoli?».

Chiusure. Tanto s’è detto e tanto s’è scritto sulla futuribile chiusura di molti uffici postali (anche) dei borghi maremmani e della montagna. Prima annunciati, poi scongiurati – non senza un ricorso al Tar – grazie anche a molti sindaci che si sono messi in prima linea: ricordate Giancarlo Farnetani, sindaco di Castiglione, che minacciò di occupare gli uffici postali se gli avessero chiuso gli sportelli di Buriano e Punta Ala? Pericolo allontanato per sempre? «No – risponde Orlandini – Siamo solo in stand-by e quando il governo darà via libera al piazzamento di un altro 30% di azioni di Poste Italiane in mano al Tesoro, si tornerà a parlare di chiusure». Vi sbagliate, replica Poste Italiane, a cui abbiamo tastato il polso: al momento non esiste alcun piano di chiusure, assicura la Spa.

Portalettere. E veniamo a chi un tempo suonava sempre due volte. Secondo i dati di Confsal, la Provincia è divisa in 153 zone di recapito; 173 è il fabbisogno di portalettere, cioè 153 titolari di zona (il postino che calca il suo territorio) e 20 “risorse di scorta”. «Ma in tutta la Provincia – dice Orlandini – i portalettere con contratto a tempo indeterminato sono 158, cioè mancano all’appello 15 addetti». Poste Italiane risponde che tutte le zone di recapito sono coperte da dipendenti a tempo indeterminato e che, laddove ci siano imprevisti (la malattia, per esempio), il servizio viene garantito con l’assunzione di personale a tempo determinato, come accade nel periodo estivo per le ferie dei dipendenti.

Management. Rifondazione e sindacato autonomo criticano aspramente anche la gestione di Poste Italiane da parte del management: «Possibile – dice Orlandini – che fino al 2008 i dirigenti grossetani di Poste Italiane erano tre ed oggi sono ventidue?». La domanda dunque è: perché si infoltisce la presenza alle scrivanie e si riduce invece la forza lavoro che batte le strade? La parola – dopo la lettura – passa a sindaci e consiglieri.

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