Il Tirreno

Grosseto

Pegaso, l’angelo giallo e rosso da record

di Gabriele Baldanzi
Pegaso, l’angelo giallo e rosso da record

Oltre 800 missioni, più di 700 pazienti soccorsi e quasi mille ore in aria: il bilancio di un anno di servizio dell’elicottero

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GROSSETO. Il solito bilancio lusinghiero. Numeri e novità che fanno dell’elisoccorso grossetano un’eccellenza nazionale.

Nel 2016 Pegaso II ha compiuto 840 missioni operative trasportando 747 pazienti e volando per 922 ore, minuto più, minuto meno. L’attività dell’Agusta Westland centrotrentanove, che da aprile 2009 è operativo alla base di Grosseto, non conosce soste. Le vite salvate sono decine. Con due casi ritenuti “miracolosi”.

A questi dati devono inoltre essere aggiunte circa cento missioni di addestramento del personale sanitario e dei tecnici del soccorso alpino e speleologico della Toscana, che fanno parte dell’equipaggio negli interventi di soccorso, più altre cinquanta missioni di “familiarizzazione” sui siti di attività, svolte dal personale aeronautico.

Un anno importante. L’anno appena concluso è stato importante per molte ragioni. L’elisoccorso ha compiuto un salto di qualità su diversi fronti. In primo luogo sono stati abilitati e resi operativi per l’atterraggio notturno tre campi sportivi in provincia di Grosseto (Roccastrada, Capalbio e Castell’Azzara), che si aggiungono alla rete delle piazzole (dieci, più l’elibase di Grosseto), tre delle quali (Roccalbegna, Cinigiano e Montieri) inaugurate nei mesi scorsi.

Il volo. Pegaso II garantisce interventi primari (direttamente sul luogo di un evento) e secondari (trasferimenti tra ospedali) su terraferma. È inoltre abilitato al volo sul mare, su tutte le isole dell’Arcipelago Toscano, e in futuro potrebbe svolgere anche soccorsi in mare (è stata avviata una prima fase di addestramento).

L’equipaggio. L’equipaggio standard è di sei persone durante il volo diurno, che scende a quattro durante la notte: due piloti, un tecnico del verricello (equipaggio della compagnia Inaer, che ha in appalto l’elisoccorso), un medico e un infermiere, un tecnico di elisoccorso del corpo nazionale del soccorso alpino, che permette all’équipe di operare in sicurezza in ogni ambiente.

Le novità del 2017. «I dati del 2016 – spiega il responsabile della base di Grosseto, Stefano Barbadori – dimostrano un significativo aumento dell’attività dell’elisoccorso, ma soprattutto abbiamo diverse novità per il 2017. In provincia di Grosseto, infatti, verrà completata la rete dei campi sportivi abilitati all’atterraggio notturno, con Boccheggiano, nel comune di Montieri, Semproniano e Sorano. Il progetto verrà esteso anche alle province di Siena e Arezzo, dove verranno individuati e certificati almeno altri dieci campi sportivi».

Il visore notturno. Ma la novità più significativa è di natura tecnica. La società Inaer sta infatti sperimentando l’utilizzo dei visori notturni, secondo la tecnica militare cosiddetta “nvg”. Si tratta di visori che consentono l’atterraggio dell’elicottero di notte, ovunque ci siano le condizioni di sicurezza, anche in assenza di elisuperfici. Infine, sono allo studio progetti di collaborazione con altri enti per l'utilizzo di Pegaso II in supporto di altre attività. «Sono queste le nuove sfide – conclude Barbadori – che rappresentano uno stimolo per tutti gli operatori per continuare a svolgere nel migliore dei modi i compiti che ci vengono assegnati».

Il bimbo salvato in spiaggia. Infine due esempi di salvataggi disperati, entrambi compiuti nel 2016. Il primo riguarda un bambino di 4 anni, soccorso in spiaggia. Aveva perso conoscenza da diversi minuti a seguito di crisi convulsive subentranti, aveva alterazioni dei parametri vitali. Per arrivare in spiaggia i soccorritori si calarono dall’elicottero, provocando disagi anche tra i bagnanti. Il bimbo fu intubato, stabilizzato, poi trasferito a Siena. Un ritardo di pochi minuti gli sarebbe stato fatale. Oggi sta bene e gestisce il suo problema con l’aiuto di farmaci ad azione preventiva per la piccola malformazione che 7 mesi fa non sapeva di avere.

Il sub in embolia. Il secondo “miracolo” sempre sulla costa, dove un sub di 40 anni è stato salvato da quella che in gergo si chiama “malattia da decompressione”, una serie di embolie che spesso risultano fatali. Anche per lui intervento a tempo di record, stabilizzazione e trasferimento in camera iperbarica, a Grosseto. È vivo, sta bene.

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