Studio commerciale accusato di truffa Il reato è prescritto
Lungo iter giudiziario iniziato dai controlli delle fiamme gialle L’imputazione venne cambiata al termine del primo processo
GROSSETO. L’imputazione originaria era quella di appropriazione indebita: in sostanza, i titolari dello studio commerciale Pettini-Vanni di via Lago di ISeo avrebbero tenuto per sé una parte del denaro versato dai clienti per il pagamento delle tasse, come sospettato dalla guardia di finanza, una “cresta” da 300.000 euro. Nel maggio 2013, quando il processo era arrivato al dibattimento e anzi alla vigilia del pronunciamento della sentenza (con tanto di riti alternativi richiesti e concordati e oggetto di discussione in aula), il colpo di scena: non più appropriazione indebita ma truffa aggravata e la contestazione del ben più grave reato associativo. Così il fascicolo era tornato indietro, perché la competenza passava - con le nuove contestazioni - dal giudice monocratico a quello collegiale. Nuovo iter, nuovo rinvio a giudizio, nuove udienze. L’altro giorno, i giudici hanno detto stop: il reato è prescritto, il limite è scattato giusto il 10 gennaio scorso.
Si è chiuso così il procedimento penale che vedeva imputati Attilio Diotallevi, Cristina Pettini e Raffaella Vanni. Una quarantina i capi dell’imputazione originaria, più o meno simili tra di loro, riferiti ad altrettanti clienti, per un periodo che va dal 2003 al 2008: il 10 aprile di nove anni fa la guardia di finanza aveva effettuato una perquisizione su ordine dell’allora sostituto procuratore Stefano Pizza (adesso il fascicolo era passato alla collega Arianna Ciavattini), portando via i contenitori degli F24 dei clienti del Centro elaborazione dati, sia in contabilità ordinaria che in semplificata. Tutto era partito quando un cliente aveva portato via le carte per affidarle a un altro studio: e quest’ultimo professionista si era accorto di alcune incongruenze. Cioè che la ditta aveva consegnato più denaro di quanto era dovuto per i pagamenti (regolarmente effettuati). Differenze di centinaia o di migliaia di euro, i cui importi erano finiti su un conto che sarebbe dovuto essere solo di passaggio e che invece era in attivo e le cui eccedenze venivano ritirate dagli intestatari del conto. Per questo cliente ma poi, come risultato dagli accertamenti, anche per altri clienti, sentiti dalle fiamme gialle. Sette le parti civili che si erano costituite, reclamando i danni per quanto subìto in conseguenza del comportamento ritenuto illecito. Lo studio ha comunque riguadagnato la fiducia dei clienti o l’aveva mantenuta intatta: è ancora attivo e all’epoca del primo procedimento i legali sottolinearono che moltissimi di quei quaranta clienti avevano continuato a farsi assistere dal Pettini-Vanni.
Nel corso del dibattimento, era stato fatto capire che le somme maggiori versate dai clienti altro non sarebbero stati che il compenso per il lavoro dello studio: un compenso versato in nero. Nessun raggiro, nessuna rappresentazione diversa di quanto avrebbe dovuto essere versato dai clienti.
La difesa (avvocati Sergio Frediani di Grosseto e Cresti di Roma) non ha potuto che prendere atto della decisione del collegio (Gian Marco De Vincenzi presidente, Giovanni Muscogiuri e Andrea Stramenga) una volta ravvisata la scadenza dei termini di prescrizione anche se non ha mai nascosto di essersi preparata per far emergere nel merito l’insussistenza delle accuse.
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