Il Tirreno

Grosseto

«Avevo pagato, l’Asl mi chiederà scusa?»

di Paola Villani
«Avevo pagato, l’Asl mi chiederà scusa?»

Richieste a tre anni di distanza, parla una paziente: «Ho perso tempo e rovesciato la mia casa ma ho trovato la ricevuta»

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FOLLONICA. L’Asl batte cassa, ma i ticket sono stati pagati regolarmente. Sono tantissimi i cittadini del golfo che in questi ultimi giorni hanno ricevuto una lettera dall'azienda sanitaria dove viene chiesto di pagare una visita o un esame fatti in passato, che risultano non saldati.

Una vera e propria pioggia di avvisi: peccato che, almeno a quello che raccontano i follonichesi, quei pagamenti sono stati fatti regolarmente. Come succede spesso il caso è stato approdato sui social network e in tanti hanno commentato dicendo che anche a loro era arrivata la richiesta dell’Asl, raccontando poi come hanno risolto la questione: chi ha dovuto cercare tra i fogli conservati in casa e chi invece è stato più fortunato ritrovando subito la ricevuta.

C’è anche chi per rintracciare quel documento ha perso molto tempo, come racconta Simona Umbaldo di Follonica. «Giovedì 12 gennaio - racconta la follonichese - ricevo una lettera dall’Asl 9 di Grosseto con su scritto “gentile utente da un controllo effettuato (male aggiungo io) presso questa azienda è emerso che lei non ha provveduto al pagamento delle seguenti visite: mammografia, data dell’esecuzione 21.02.14. Totale da pagare 48 euro con l’aggiunta di 9.50 euro (nel caso il pagamento venga effettuato dopo il 10.02.17). Responsabile del procedimento è il dottor Alessandro Militello”. Siccome per fare l’esame bisogna provvedere anticipatamente al pagamento, ero sicura di averlo fatto, come ho sempre fatto. Il possesso del referto con cd annesso era l’ulteriore conferma della correttezza del mio operato (non si può ritirare il risultato dell'esame senza aver pagato il ticket)».

Il problema era dove trovare la ricevuta: mentre sta pensando dove potrebbe essere quel foglio la chiama sua sorella, che ha fatto l’esame con lei e che ha ricevuto la stessa richiesta per mancato pagamento. «A scuola dove lavoro parlo con altri colleghi che mi confermano di avere avuto in quei giorni avvisi di pagamento per esami o visite specialistiche effettuate in quel periodo - racconta ancora la signora - A casa naturalmente la ricevuta non si trova, lo stesso per mia sorella. Vado in banca per verificare se dal conto risultasse il pagamento con bancomat, l’impiegato mi dice che essendo passato molto tempo (quasi 3 anni) devono fare una ricerca specifica e quindi di tornare fra una settimana. Alla fine, non mi arrendo, butto all’aria la casa e sopra una scatola, sopra un armadio, quando avevo perso la speranza, trovo la ricevuta di pagamento mia e di mia sorella. Così adesso, posso perdere altro tempo per compilare e spedire il modulo apposito con la ricevuta».

Così per tanti altri cittadini del golfo. Il problema è per coloro che non trovano più quella ricevuta perché magari non hanno pensato di conservarla, visto che il pagamento era stato fatto, l’esame pure e l’anno fiscale concluso. «L'Asl - dice ancora Simona Umbaldo - sarà così efficiente da mandarmi una lettera di scuse della sua inefficienza, per avermi fatto perdere una giornata intera a cercare la ricevuta e posto in dubbio la mia serietà di cittadino? Dietro questa inefficienza non c’è forse un vantaggio economico secondario, perché se altri utenti non trovano la ricevuta devono ripagare il servizio? E quindi, quanti potrebbero pagare tale inefficienza? Si dia almeno per iscritto istruzioni agli utenti di conservare le ricevute delle prestazioni sanitarie per almeno un lustro».

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