Toscana
Crescono i donatori ma cala la risorsa
Negli ultimi quattro anni si è perso il 7% di tutti i salvavita Sestini (Avis): «Poche relazioni con l’azienda sanitaria»
GROSSETO. L’emergenza sangue esiste e i dati la confermano. È quanto emerge da un bilancio dell’ Avis provinciale. E il presidente Carlo Sestini lancia l’allarme: occorre una maggiore partecipazione dall’Asl 9 di Grosseto. «A fronte della nuova riorganizzazione della sanità – dice Sestini – non abbiamo avuto più relazioni con l’Asl attraverso i comitati di coordinamento, di cui l’ultimo risale a tredici mesi fa. Il sangue è una risorsa per un’azienda sanitaria e porta a un risparmio a livello provinciale di oltre un milione di euro all’anno. Chiediamo un confronto con l’azienda: i centri trasfusionali devono essere a misura di donatore allungando gli orari di apertura».
I numeri intanto sono preoccupanti. Le donazioni – di sangue, multicomponenti e plasma – a livello provinciale rispetto al 2015 scendono di quasi il 3%; ma se si prende in esame il quadriennio 2013-2016 la perdita è di circa il 7% circa. A pesare in questa performance negativa è il comune di Grosseto, dove nel 2015-2106, le donazioni sono scese dell’11,6%. Altre sezioni da matita blu sono state Sticciano con il -25,6% e Roccatederighi, -11,5%).
Ottimi riscontri, invece, si sono avuti da Roccalbegna, cresciuta del 47,5%, Semproniano, + 31,8%, e Castell’Azzara + 14%.
Per il solo sangue, nel 2016 e rispetto al 2015, c’è stata una diminuzione dell’1,5 %; le donazioni di multicomponenti si sono ridotte addirittura di più del 14% e si è registrato il 3,5% in meno di plasma.
I donatori sono però aumentati in un anno dello 0,6% – 369 maschi e 269 femmine – con una crescita ad oggi della popolazione complessiva di donatori a 7.727 in provincia di Grosseto.
Com’è calcolato lo stock di donatori? Si tratta di persone che hanno donato almeno una volta negli ultimi due anni”. Grosseto ha perso nel 2016 circa 43 donatori (-4%) rispetto al 2015. La diminuzione dipende dallo scarso tempo ormai a disposizione per tanti lavoratori, dall’aumento degli impieghi fuori provincia, dal nuovo decreto che regola il sistema trasfusionale e che vincola il donatore alla compilazione di un questionario; ma dipende anche dal mancato rimborso dei viaggi organizzati dalle sezioni Avis per portare i donatori dei paesi lontani nei centri trasfusionali più vicini; capita che il donatore sia costretto a recarsi nei centri con propri mezzi quando, da regolamento, non dovrebbe mettersi alla guida una volta donato il sangue.
Che succederà adesso? A questo proposito il referente sanitario di Avis provinciale Marco Ciacci ha fatto una simulazione da cui è emerso che almeno 1000 donatori non andranno a donare il sangue nel corso dell'anno».
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