Gioco
«Licenziato a 58 anni, non sono inutile»
Lo sfogo di Lauro Giuliani di Castell’Azzara, ex Rivart. Tra rabbia e difficoltà si appella ai Comuni: impiego anche piccolo
CASTELL’AZZARA. «Possibile che a 58 anni siamo considerati un’inutile zavorra? Possibile che nessuno si occupi della nostra situazione? Possibile che siamo finiti nel dimenticatoio di tutti e sottolineo di tutti?».
Le domande, drammatiche, arrivano da Selvena, e in particolare da Lauro Giuliani, ex responsabile acquisti della nuova Rivart, l’azienda che costruiva pannelli di legno di Radicofani che a ottobre ha licenziato decine di addetti. Alcuni provenivano da Castell’Azzara e da Selvena e adesso, dopo la fine della cassa integrazione, sono finiti in mobilità. Ma anche questa finirà a breve. Poi tutti, se le cose non cambieranno, senza sussistenza alcuna. E a più di 50 anni è davvero dura.
«Noi – dice Giuliani – vorremmo rimetterci in gioco. È vero che ho 58 anni, ma è anche vero che per uno Stato che manda in pensione a 70 anni, possiamo essere considerati giovani. Invece nessuno ci vuole. Io ho un’esperienza commerciale importante, eppure al centro impiego dove mi sono rivolto, vado per mettere una firma. Una firma punto e basta. Poi nel dimenticatoio. La mobilità sta finendo. Altri, più giovani di me la finiranno anche prima. E poi? Quale sarà la nostra vita? Cosa faremo per arrivare all’età della pensione? Le nostre condizioni sono disperate. Non ho nemmeno più la voglia di muovermi, temo di non trovare proprio nulla per me. Mi sento addosso un carico insostenibile e soprattutto moralmente mi sento morire. Proposte e idee da qualcuno che potrebbe aiutarci? Nessuna. E sottolineo nessuna».
E a questo punto, Giuliani lancia una proposta. È una proposta realistica, a prova che lui, come i suoi altri compagni licenziati, non si può arrendere. La proposta tira in ballo i Comuni. «Propongo – dice – che i comuni ci assumano anche per poche ore. Magari un giorno sì e uno no. Magari alcuni mesi uno di noi e altri mesi gli altri. Per farci pulire il paese, per farci fare vigilanza dove occorre. Chiediamo un’occupazione anche limitata come quella data ai migranti a cui è stata offerta solidarietà, aiuto, spinta a vivere. Basterebbero poche ore e magari un piccolo incentivo al mese. I paesi hanno bisogno di tanta manutenzione. Ecco, quella la potremmo fare noi. Il Comune potrebbe incentivarci economicamente e soprattutto moralmente e far fare la cose prima di tutti a noi che abbiamo perso il lavoro. Invece, fino ad adesso, sembriamo fantasmi».
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