Gioco
La Cciaa in rosso per più di un milione
La Riforma taglia le entrate del 50%. Breda: «Non rinunciamo a investire per le imprese, stanziati 300.000 euro»
GROSSETO. La camera di commercio della Maremma e del Tirreno – così si chiama il risultano della fusione tra l’ente grossetano e quello livornese – è “in deficit” per un milione e 200.000 euro. Il disavanzo – ecco di cosa tecnicamente dovremmo parlare – emerge dal bilancio preventivo 2017 approvato il 22 dicembre. Poco male, dicono i vertici – a partire dal presidente Riccardo Breda – perché il nuovo ente «è saldamente patrimonializzato»: merito della dote portata da Grosseto ma grazie, anche e soprattutto, a quel che ci hanno messo i cugini labronici; e il disavanzo, assicurano i tecnici, «non incide neppure sulla liquidità» della cassa. «Colpa della Riforma», dice il presidente Breda, cioè del decreto legislativo n.219 del 25 novembre 2016 – entrato in vigore il 10 dicembre – che ha riordinato il sistema camerale. E che ha dimezzato anche il diritto annuale, tributo che ogni impresa deve pagare per essere iscritta nel Registro e che rappresenta la principale fonte di entrata per questi enti. Che sia colpa della Riforma ci crediamo, facendo professione di fede: per sapere cosa davvero abbia provocato “il rosso” bisognerebbe scandagliare le pieghe del bilancio preventivo, che per ora sul sito del super ente – www.lg.camcom.gov.it – non c’è, causa «tempi tecnici» previsti per l’analisi dei conti da parte dei consiglieri. In compenso c’è un annunciato gruzzolo messo sul piatto della bilancia per il sistema imprese della Maremma grossetana e livornese – 300.000 euro – che testimoniano che la Camera di Commercio vuole ancora fare la sua parte; che non arretra perdendo per strada la vocazione per la quale è nata, nonostante la Riforma che l’ha spolpata.
Costi a bada. Mercoledì 11 gennaio, via Fratelli Cairoli: siamo nella sala della Camera di Commercio e il presidente Breda tiene una conferenza di inizio anno. Spiega innanzitutto come, lacrime e sangue, si sia tenuta la barra dritta. La voce di maggior costo di enti come questi è il personale: e la camera di commercio della Maremma e del Tirreno ha ridotto il personale: da quota 97, tante erano le unità al 1° gennaio 2015, a quota 86 del 1° gennaio 2017; via in undici, per pensionamenti e distaccamenti: nove da Grosseto, due da Livorno.
Cosa fare da grandi. La nuova camera di commercio a doppia targa è un nuovo ente, con finalità nuove: Grosseto e Livorno hanno rispettato il diktat della fusione che in Toscana farà scendere gli enti camerali da dieci a cinque, e che ai nuovi soggetti attribuisce competenze rinnovate, cancellandone altre. In Maremma ci si è mossi d’anticipo: sarà un bene? «Spero – confessa Breda – che a quelle camere che si sono fuse prima di altre non vengano chiesti altri sacrifici». In problema, intanto, è anche un altro. La Riforma piace poco a Unioncamere che da ora e per tre mesi cercherà di far tornare il Governo sui propri passi: almeno su alcuni; per il momento, dunque, tutto l’universo camerale è in stand-by. «Io sono molto critico – dice Breda – E non ho ancora capito in che cosa consisteranno i nuovi ruoli e soprattutto con quali risorse ci faremo carico delle nuove funzioni». Per inciso: ad esempio, alle camere di commercio è stata tolta la possibilità di promuovere direttamente iniziative per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, cosa che era un po’ il loro core-business, oltreché essere di grande utilità soprattutto per le piccole realtà imprenditoriali che non hanno la forza di conquistare i mercati. In compenso ad esse è stato attribuito persino il compito di promuovere il patrimonio culturale di un territorio. Si vola in alto, ma con quale paracadute si atterra? «Io spero di sbagliarmi – valuta Breda – ma vedo un grande distacco dal territorio e dalle imprese che eravamo chiamati a sostenere».
Risorse fresche. Ed è proprio per accorciare questa distanza che in occasione del via libera al bilancio preventivo sono state anche stanziate risorse: «Trecentomila euro per le imprese – dice Breda – Il problema è che per il momento siamo bloccati: non sappiamo ancora come potremo impiegarle». Intanto, ci sono: segno che, nonostante il disavanzo da un milione e 200.000 euro, La Maremma e Il Tirreno continua a voler investire. E, con il bilancio alla mano, si potrà confermare anche che il deficit è frutto del fatto che l’ente camerale, anche nel recente passato, non ha dimenticato il suo ruolo di angelo delle imprese: il disavanzo del resto non è forse un’eccedenza delle uscite rispetto alle entrate? Con il taglio del 50% del diritto annuale, un’azienda risparmia in media 80-100 euro l’anno: serve questo sconto per fare impresa? In compenso, il nuovo regime mette a dura prova le Cciaa, che, se vogliono fare qualcosa di buono, devono continuare a investire per le imprese, anche con un deficit in pancia.
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