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A Roccastrada la protesta per i nuovi arrivi

A Roccastrada la protesta per i nuovi arrivi

Paese da sempre aperto agli stranieri, ora “Insieme” chiede al Comune di limitarne la presenza

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ROCCASTRADA. Fin dai primi sbarchi, negli anni Novanta, Roccastrada ha fama di essere territorio accogliente, ospitale. Qui vivono centinaia di cittadini provenienti dalla ex Jugoslavia, a Ribolla la comunità islamica è organizzata e integrata. Ma sul territorio c’è anche chi gli immigrati, adesso, vuole contingentarli.

«Il governo nazionale – scrivono Simonetta Baccetti e Moreno Bellettini, di Insieme per Roccastrada – ha deciso di assegnare 500 euro a immigrato ai comuni che li ospitano. Considerato il disperato bisogno di risorse della nostra amministrazione, a fronte di spese inutili e sbagliate, c’è da immaginare l’impegno che sarà messo in campo per aumentarne il numero. Nei giorni scorsi, intanto, nel silenzio più assoluto, sono stati inseriti nel territorio comunale (nella frazione di Ribolla) nuovi migranti, forse proprio con la speranza di incamerare qualche risorsa. Ecco, noi facciamo presente al sindaco, alla sua giunta, ai buonisti di turno, che esiste un accordo sottoscritto dal governo e dall’Anci, che limita la presenza dei cosiddetti migranti a 2,5 ogni 1.000 abitanti. Quindi 25 unità in totale».

Insieme per Roccastrada ha sempre contestato il sistema dell’accoglienza. «Dovrebbero essere accolti e protetti – proseguono la Baccetti e Bellettini – soltanto i veri profughi fuggiti da guerre o persecuzioni, mentre la stragrande maggioranza dei cosiddetti migranti dovrebbero essere immediatamente respinti, non avendo alcun requisito per avviare le tutele internazionali».

Il Comune di Roccastrada conta 900 extracomunitari – secondo Insieme – «con i quali condividiamo il territorio, i pochi lavori, le scarse risorse economiche per affitti, esenzione mense e trasporti scolastici, le cure mediche, gli assegni di disoccupazione le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari».

«Noi – concludono Bellettini e Baccetti – suggeriamo di non tirare ulteriormente la corda. Adesso è il momento di fare qualcosa di più per la nostra popolazione tradizionale, rintuzzando scelte buone soltanto a impoverire il territorio e fare felici le cooperative e i professionisti dell’accoglienza sotto congruo guadagno». (g.b.)

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