Gioco
Coperte e bevande calde «Così passano la nottata»
GROSSETO. Sono un esercito a Grosseto. E i volontari e le associazioni che si occupano di loro, in questi giorni non digeriscono troppo le domande e l’interesse sui senza tetto. «Perché ora è freddo...
GROSSETO. Sono un esercito a Grosseto. E i volontari e le associazioni che si occupano di loro, in questi giorni non digeriscono troppo le domande e l’interesse sui senza tetto. «Perché ora è freddo sì - dicono - ma anche a novembre ci sono state delle notti sotto zero e nessuno si è preoccupato per questa gente». L’attenzione, i volontari della Ronda della carità e della solidarietà di Grosseto, la rivolgono a chi non ha casa ogni martedì e giovedì sera quando partono dalla sede di via De Amicis e fanno il giro della città per distribuire bevande calde, cibo e vestiti pesanti. Qualche coperta in più e sacchi a pelo. «Basta un té a bollore - dice Cinzia, una delle volontarie - e qualche parola di conforto. Alcune delle persone che vivono per strada non vogliono e non chiedono altro. La sera portiamo loro del minestrone di verdura caldo, abbiamo fornito qualche coperta in più a chi non ha un tetto sotto il quale dormire». Poi ci sono i dormitori, quello in via De Amicis gestito dall’Antea che ha 12 posti letto, altri sono alla parrocchia dell’Addolorata e a quella del Cottolengo. «Per fortuna la sera quando non facciamo la ronda noi - dicono ancora all’associazione - c’è la mensa della Caritas aperta e almeno un pasto caldo viene fornito a tutti».
A Grosseto il numero dei senza casa è variabile. Ci sono sere durante le quali i volontari si prendono cura di 35 persone, altre invece nelle quali ne incrociano una sessantina. «È difficile capire questo tipo di andamento - prosegue Cinzia - che non è legato a periodi o giorni particolari».
Un esercito silenzioso fatto di povertà, disagio, di vite minime. La ronda della carità e di Grosseto ha costruito un rete solidale intorno a queste persone che coinvolge tutta la città. Ci sono i bar che danno ai volontari quello che non è stato venduto durante il giorno, ci sono famiglie che portano abiti smessi o che fanno delle offerte con le quali i volontari acquistano cibo da distribuire tra i clochard.
Ora, con le temperature di queste notti che sono scese sotto zero, qualcuno ha cercato ripari di fortuna: in città ci sono diversi edifici abbandonati che sono stati utilizzati come rifugio.
Poi ci sono le strutture, quelle aperte a chi una casa non ce l’ha. Ma i posti sono pochi rispetto al numero di persone che vivono per strada. «E c’è anche chi - dice Cinzia - non ha voluto nemmeno una coperta in più per affrontare la notte. Ma almeno, a parlarci, ci abbiamo provato».
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