Gioco
Slot machine, ricorso al Tar contro la riduzione d’orario
Maremma Gaming (Argento palace) e Tosco chiedono di annullare le disposizioni volute dal sindaco: «Le sale giochi sono l’unico posto che tutela i giocatori»
GROSSETO. La porta scorrevole, bianca e quasi anonima, si apre grazie alla fotocellula e lascia accedere a una salitina che conduce a una sala ordinata: bar sulla destra, cassa sulla sinistra, bacheca con le ricevute delle vincite. Incedendo sulla moquette, un’altra porta a vetri si spalanca in una seconda sala, il cuore del gioco. Odore di sigaretta (qui si può fumare), decine di schermi luccicanti e colorati e tre o quattro persone sedute alle macchinette. Il direttore di sala le saluta una per una, dando loro del tu e chiamandole per nome. Quindi si apre una terza sala, dove alle 16.30 non c’è nessuno, ma tutto è acceso, luminoso e pronto all’uso. In tutto 57 tra slotmachine e videolottery.
È partito da qui, dalla sala giochi Argento palace di via Aquileia a Grosseto, della società Maremma gaming srl, uno dei due ricorsi al Tar (datato 13 dicembre 2016) contro l’ordinanza “antislot” firmata dal sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna il 7 ottobre scorso. Un altro ricorso, del 9 dicembre, è stato presentato da un’altra società, la Tosco srl, che si occupa di noleggio delle macchinette.
Finisce così davanti al Tar il provvedimento che riduce l’orario di apertura delle sale giochi con l’obiettivo di tenere i cittadini alla larga dal gioco d’azzardo e dal rischio di sviluppare ludopatie.
Un proposito che alla sala Argento palace non hanno digerito. Prima dell’ordinanza qui si giocava dalle 10.30 del mattino alle 2 di notte; ora dalle 16 alle 20. Prima ci lavoravano sei persone; ora solo una. La società proprietaria, che fa capo a una multinazionale presente in ottanta Paesi, ha perciò messo su i propri avvocati e ha dichiarato battaglia.
«Ben venga che ci sia attenzione sul problema della ludopatia e ci sia tutela dei giocatori, purché sia un’attenzione mirata a emettere un provvedimento sensato», dice il direttore di sala Lorenzo Riolo. «Un’ordinanza ha un carattere di emergenza e si deve basarsi su dei dati – prosegue –. Ebbene: abbiamo chiesto al Comune informazioni, ma non ci hanno fornito alcun dato di eventuale incremento di ludopatie nel territorio grossetano. Né hanno consultato gli operatori. Questa ordinanza è una cosa distante dalla realtà perché colpisce il mondo del gioco in modo molto parziale e danneggia proprio le attività che investono sui propri locali e sulla qualità del servizio. Perché ad esempio non vietare anche i gratta e vinci?».
La Argento palace è aperta da cinque anni. «Se c’è un luogo dove il giocatore è tutelato, sono le sale giochi – dice ancora il direttore –. Se vedo che un giocatore ha comportamenti compulsivi, che per fortuna sono rari, io lo fermo, come un barista che vede un cliente ubriaco smette di versargli da bere. Succede lo stesso nei locali, nelle tabaccherie, nei bar dove ci sono due slot in fondo che nessuno controlla? Qui i minorenni non possono neanche entrare. Nei bar e nelle tabaccherie dove ci sono le slot entrano. E se nessuno controlla giocano».
Eppure il guadagno è l’essenza del business, questo è innegabile. «È ovvio che si verifichi un mancato guadagno – dice Riolo – altrimenti non avremmo fatto ricorso. Ma non è solo questo». Nel frattempo, l’Argento palace ha dovuto ridurre i suoi orari. «Io l’ordinanza la rispetto – dice –. Vorrei sapere se in tutti i locali che hanno le slot queste davvero restano spente fino alle 16, come impone l’ordinanza».
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