La protesta
Distretto sanitario unico: dubbi e rabbia
La giunta regionale approva la nuova area Colline Metallifere, Amiata e Grosseto. Barbagli (Cinigiano) promette battaglia
CASTEL DEL PIANO. La giunta regionale della Toscana ha completato in questi giorni le disposizioni della legge 84 del 2015 che prevedevano la riorganizzazione della sanità della Toscana con la rideterminazione delle funzioni della sanità locale e regionale, il raggruppamento in tre mega aree vaste al posto delle 12 Asl precedenti (Ausl Toscana nord-ovest, Ausl Toscana Centro e Ausl Toscana sud est).
I prossimi passaggi sono previsti in commissione Sanità e poi in consiglio regionale. Passato quest’ultimo step la riorganizzazione sarà legge. Ma gli umori generali della gente non sono rosei.
In provincia di Grosseto uno degli effetti di questa riorganizzazione sarà il raggruppamento di tre zone fino a oggi separate, cioè Amiata Grossetana, zona Grossetana e Colline Metallifere, che diventeranno una zona-distretto unico che va da Massa Marittima a Santa Fiora a Grosseto.
Una “area vasta” all’interno della provincia di Grosseto che non piace a tutti. Di certo non piace al consigliere comunale di Cinigiano Giovanni Barbagli, esperto in materia sanitaria anche per essere stato, in passato, presidente di Ars Toscana, e oggi capogruppo di minoranza di Cinigiano A/gente comune.
«Si risparmia sempre sulla pelle della gente – dice Barbagli –. La nuova zonizzazione sanitaria e sociale approvata dalla giunta regionale conferma un indirizzo della politica della Regione dove tutto fa cassa, anche i bisogni di salute».
Barbagli chiede un’audizione in commissione sanitaria. «Con la rideterminazione degli ambiti territoriali e degli ambiti zonali – dice il consigliere – si completa il disegno generale della sanità toscana e possiamo avanzare valutazioni, critiche e perplessità da sottoporre alla commissione della sanità regionale che presto sarà chiamata ad approvare queste decisioni della giunta e alla quale già da ora chiediamo un’audizione».
Barbagli conferma le proprie obiezioni date all’indomani della approvazione, «tumultuosa», dice, della legge regionale 84 del 2015 «che – spiega il consigliere –: in completo disprezzo del parere dei cittadini toscani che avevano promosso un referendum contro queste scelte, di fatto aveva sottolineato senza mezzi termini che il motivo di queste novità erano solo economiche. Venivano ignorati invece motivi come quelli epidemiologici, cioè i bisogni di salute, e i buoni risultati ottenuti dalle precedente organizzazione sanitaria che era stata capace di aumentare la speranza di vita dei cittadini, la tenuta dei servizi, la universalità del sistema e la centralità dei cittadini».
Secondo Barbagli, invece, «questo precedente sistema si rovescia e diventano centrali le risorse economiche. Il sistema da pubblico si articola in più soggetti: pubblico, privato, e privato sociale, e la centralità dei cittadini perde totalmente significato. Anche la scelta fatta con l’approvazione degli ambiti territoriali (zone/distretti) segue questa logica che noi critichiamo fortemente».
Ci sarà da capire cosa cambia per gli abitanti della zona/distretto, quale sarà l’impatto sui servizi dell’allontanamento dai centri decisionali. In questo senso per Barbagli è indicativo che ci siano un solo responsabile per tutta la zona-distretto e una sede unica pur articolata in punti territoriali.
«Poi – prosegue Barbagli – vorremmo fare una riflessione di buon senso: se la precedente zonizzazione funzionava, per quale ragione si deve modificare? Il distretto per sua definizione è la porta di accesso al sistema sanitario regionale e quindi è il primo livello di approccio degli abitanti a tutto il sistema. A suo tempo fu dimensionato in ragione degli abitanti e della conformazione del territori. Ora con questa nuova dimensione territoriale il passaggio ad esempio dal distretto socio sanitario dell’Amiata grossetana con sede a Castel del Piano a quello che mette insieme le colline Metallifere con l’Amiata grossetana e Grosseto centro, avvia un percorso difficile e complesso per gli abitanti. Ma ci diranno che così si risparmia. Sì è vero, si risparmia, me sempre sulla pelle della gente».
Intanto anche la Ausl sud est attende le decisioni politiche: «Finché non ci sarà la legge – fa sapere l’azienda – non si sa come il nuovo megadistretto potrà essere organizzato. Attendiamo i passaggi in commissione e poi in consiglio. Solo allora sarà possibile cominciare a metterci mano».
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