Gioco
Il Comune sconfitto al Tar
Per i giudici il verbale della municipale non era compilato correttamente
MASSA MARITTIMA. L’ordinanza del Comune parlava chiaro: quelle opere sono abusive e devono essere demolite. Ma a parte l’imposizione, i motivi che ne dovevano costituire la base erano piuttosto carenti, almeno secondo il cittadino contro cui è scaturito il provvedimento. Convinto delle sue ragioni, il privato ha così deciso di ricorrere al Tar, il quale, dopo oltre sedici anni, verificata la documentazione fornita dalle due parti, ha accolto in pieno il ricorso, annullando l’ordinanza e condannando l’amministrazione comunale a pagare 2.500 euro di spese legale.
Siamo a Massa Marittima, dove un privato, nella primavera del 2000, conclude degli interventi di restauro a un immobile di sua proprietà. La polizia municipale, però, durante un sopralluogo, riscontra quelli che ritiene essere degli abusi edilizi: così scatta il verbale poi preso in mano dal responsabile di settore del Comune, il quale emette l'ordinanza perché vengano demolite.
Il privato però non ci sta e impugna il provvedimento di fronte al tribunale amministrativo, ottenendo la sospensiva che gli permette di far slittare l'eventuale demolizione a dopo la sentenza. Ed è un bene che sia stata presa questa decisione a suo tempo, visto che la sentenza è arrivata sedici anni dopo. Per la precisione lo scorso 20 dicembre, quando il collegio dei giudici ha accolto il ricorso. «Il provvedimento non indicherebbe nel dettaglio i lavori eseguiti né specificherebbe sulla scorta di quali elementi il Comune è pervenuto ad inquadrare gli stessi nella categoria della ristrutturazione» si legge nella sentenza. Tradotto: l'ordinanza impone di demolire, ma non spiega tecnicamente perché. Lo dice anche il Tar, che ha chiesto al Comune di visualizzare il verbale della municipale, da cui però «non è emerso nessun chiarimento».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google