Il Tirreno

Grosseto

«Pd: dirigenti trentenni per ripartire»

di Gabriele Baldanzi

Luca Sani analizza la situazione del partito dopo le dimissioni del segretario. E non fa sconti, né su Simiani né su Borghi

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. L’onorevole Luca Sani, presidente della 13ª commissione Agricoltura della Camera dei deputati, non parla quasi mai di questioni politiche. Per il Pd grossetano è però un momento cruciale e Sani la sua posizione ci tiene a fissarla.

Favorevole o contrario a un congresso territoriale a febbraio?

«Evocare il congresso nel più breve tempo possibile mi sembra una sciocchezza. Sarebbe l’ennesima conta, esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno. Se le dimissioni del segretario provinciale presuppongono il congresso entro un paio di mesi, siamo fuori strada».

Cosa deve fare, quindi, il Pd grossetano da qui a fine anno, in attesa del congresso nazionale?

«Le cose da fare non mancano. In Maremma, più che altrove, ci ritroviamo isolati, con poche idee, ma confuse... Per esempio ci siamo dimenticati di analizzare gli ultimi due anni. Dobbiamo recuperare pragmatismo, essere coerenti rispetto a ciò che diciamo. Smetterla con i tatticismi. Quando lo stato di salute non è buono vanno prese le medicine».

Il referendum ha aggravato la situazione.

«Sicuramente non l’ha migliorata. Quando a sconfitta si aggiunge sconfitta bisogna prendere atto degli errori commessi. Il voto del 4 dicembre è stato un voto politico. Non siamo andati bene, è inutile girarci intorno. Rispetto a giugno, in provincia di Grosseto, non abbiamo saputo rilanciare. Si è tirato a campare, allungando l’agonia, sbagliando ancora».

Il centrodestra è in luna di miele con la città.

«Queste stagioni le abbiamo già conosciute. La luna di miele finirà prima di quanto si immagina. Anche perché non vedo contenuti e progettualità originali che siano in grado di far cambiare marcia a Grosseto, e in più è già scattato il vecchio riflesso condizionato: stanno isolando Grosseto e la Maremma solo perché è funzionale al loro schieramento. Inoltre, la saldatura tra centrodestra e M5s, fondata solo sui tanti “no”, rischia di aprire una fase oscurantista per il capoluogo. Grosseto ha un ventre molle, un elettorato composto da migliaia di persone scontente, senza punti di riferimento. Noi dobbiamo tornare a parlare a questo elettorato, cogliendone le aspettative. Oggi non è così. Non prendiamo più i voti dei giovani, non suscitiamo speranze. A me questo aspetto fa paura».

Da dove si riparte?

«Ci sono dieci mesi di tempo per creare una piattaforma politica, per serrare le fila. Il congresso stavolta non dovrà essere la sfida delle tessere. Lo dico perché già adesso vedo segnali in questo senso... No, stavolta, bisogna ritrovarsi con obiettivi diversi: ricostruire, rinnovare, rottamare le tattiche».

E da chi si riparte?

«Non ci sono dubbi: si riparte da un gruppo dirigente di trentenni, dalla nuova generazione. Ci sono diversi ragazzi che si impegnano. E mi sembrano anche bravini. Mi riferisco a giovani amministratori, consiglieri comunali, dirigenti di partito. Cresceranno. Peraltro c’è molto tempo davanti. Chi ha già fatto le corse e ha perso si deve riposare. Non si pensi di fare giochini per riportare in auge volti già spesi, cioè i responsabili delle macerie».

Il Pd grossetano.

«Il commissario Francesco Gazzetti aveva un mandato ben preciso: portare il Pd cittadino al voto referendario limitando le tensioni e garantendo un coordinamento tra il livello comunale e quello provinciale. Ora il suo compito cambia e diventa più difficile. Ora le tensioni non devono essere governate, devono essere rimosse, o di nuovo si compromette tutto. Il suo ruolo, nei prossimi mesi, sarà fondamentale».

Marco Simiani.

«Non voglio personalizzare. Alcune disamine del gruppo dirigente negli ultimi due anni sono state superficiali e troppo benevole. Già dalle Regionali del 2015 c’erano segnali negativi, che andavano affrontati con energia e invece sono stati sottovalutati. Tra l’altro l’elezione di Simiani avvenne in quella circostanza, con un consenso che gli avrebbe consentito di intervenire con forza e autorevolezza, però, di fronte a un problema, spesso si è ritenuto, non so se per incapacità o per scelta, che potesse risolversi da solo, senza affrontarlo. Non funziona così».

Due parole anche su Paolo Borghi. Siete in contatto?

«Con lui è mancata chiarezza. A Grosseto occorreva introdurre da subito il tema della discontinuità rispetto al governo della città, compresi i protagonisti di quella esperienza. Invece, specie con Paolo Borghi, si è compiuto un vero capolavoro: si è continuato a garantirgli un percorso su cui quel gruppo dirigente non credeva più e solo nelle ultime settimane si è deciso di cambiare, con molta improvvisazione e mediazioni al ribasso. Insomma, è mancata la capacità di direzione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web