La protesta
Lacrime amare e voglia di lottare
Le vestaglie azzurre firmano le lettere di licenziamento I sindacati: «Non ci arrendiamo, qualcuno si faccia avanti»
GROSSETO. «Non ci arrendiamo, questo è certo». Parla con un filo di voce Nadia Perino, rappresentante dei lavoratori della Cgil, una delle pasionarie che ha sperato fino all’ultimo in un finale diverso. Parla con un filo di voce mentre vede sfilare davanti a sè i 177 lavoratori di Abbigliamento Grosseto che insieme a lei ieri mattina si sono presentati nella sede di Confindustria per firmare la lettera di licenziamento. «Non c’era mai successo in tutti questi anni di lotta - dice - ora siamo senza lavoro». C’è la mobilità che garantisce loro non la vita ma la sopravvivenza: meno di mille euro a testa per 18 mesi per i dipendenti che hanno più di cinquant’anni. Altrettanti, ma per un solo anno, per chi è più giovane. «Per noi è il giorno più brutto in assoluto - continua - Abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare. La scelta di chiedere la Prodi bis, l’occupazione della fabbrica: rifarei tutto da capo altre mille volte. Peccato che non tutti lo abbiano capito subito e che spesso siamo state lasciate sole. Ora, dopo questo colpo, dobbiamo pensare alle nostre colleghe più giovani e le istituzioni dovranno essere al nostro fianco». Nadia e i suoi colleghi hanno speso anni della loro vita per questa battaglia che è finita con il fallimento. «Ci credevamo nonostante ci abbiano dato delle terroriste - dice - nonostante ci abbiano tacciato di essere prime donne. Recriminare ora non serve a niente. Ora servono risposte, e un’assunzione di responsabilità vera da parte di chi le responsabilità le ha davvero. Ci hanno detto che altri documenti sono stati depositati in Procura. Aspettiamo di capire come siano andate davvero le cose ma chiediamo anche che tutti lavorino ora per far sì che si trovi un imprenditore capace di rilevare l’azienda dal fallimento e far ripartire le macchine».
Cgil, Cisl e Uil, con i loro segretari provinciali, ieri hanno subito l’ennesima doccia fredda. Così come le istituzioni. «È bene ripartire dalla mobilità - dice il consigliere regionale Pd Leonardo Marras - e noi saremo vicini ai lavoratori per creare nuove sinergie istituzionali che possano portare a una soluzione concreta». Una dichiarazione che risponde alla richiesta di Claudio Renzetti, segretario della Cgil. «Devono essere attivati ora percorsi istituzionali che vadano al di là del colore politico - dice - Oggi è stata una sconfitta per tutti ed è stata anche la sconfitta di una politica del lavoro che prevedeva delle regole a dispetto del job acts, che queste regole le stravolge».
I sindacati e i politici sono pronti, quindi, a fare la propria parte. «Ma bisogna riparlarne a bocce ferme - aggiunge Renzetti - perché non deve finire qui. La crisi non c’entra in questa vicenda, le aziende come la Mabro hanno aumentato i loro fatturati. Bisogna capire quindi cosa non sia funzionato e trovare una soluzione».
Chiarezza. È un coro quello che chiede la massima trasparenza su tutta la vicenda. «C’erano quattro offerte sul tavolo - dice ancora Nadia Perino - quello che vogliamo sapere è perché sia stata presa in considerazione solo quella dei cinesi e perché poi il ministero ha imposto al commissario di valutare quella arrivata fuori tempo massimo presentata da Antongiulio Pacenti. Di questo qualcuno deve darci conto e solo il commissario potrà farlo.
Inutile, per Fabio della Spora, segretario dei tessili della Cisl, andare ora a caccia di colpe. «Sono due anni e mezzo che l’azienda sta cercando un acquirente e quello che non è stato fatto in tutto questo tempo - dice - si è sperato che accadesse in dieci giorni. Non riesco a dire che sia andato tutto storto: piuttosto mi sembra che sia stato tutto molto strano».
La speranza, per tutti, è che qualcuno si faccia avanti per rilevare la società dal fallimento. «L’unica cosa che si può dire è che si sono provate tutte. Si poteva fare anche diversamente - aggiunge - ma non so se le cose sarebbero andate meglio. Quello che resta, ora è solo la consapevolezza che 178 famiglie sono finite in mezzo a una strada».
«La notizia del fallimento dell'ex Mabro è una notizia terribile per tutta la città di Grosseto - sono le parole del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna - la mia vicinanza a tutte quelle persone che ormai sono conosciute come le Vestaglie azzurre è reale e il mio dolore sentito. La firma apposta ieri in Confindustria, però, dà garanzie ai lavoratori sulla loro mobilità. Come amministrazione saremo vigili sugli sviluppi futuri della vicenda, che ovviamente non finisce qui». Parole che sono sottoscritte da Riccardo Ginanneschi, assessore allo Sviluppo economico del Comune che ha seguito la vicenda.
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