Il Tirreno

Grosseto

Grosseto nella puzza, il caso in consiglio

di Francesca Ferri
Grosseto nella puzza, il caso in consiglio

M5s e ambientalisti contro le centrali a biogas che circondano la città: si chiedono garanzie sulla qualità dell’aria

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GROSSETO. Che sia fastidioso è cosa indiscutibile: chi aprendo le finestre di casa per far cambiare aria vorrebbe essere inondato da odoracci puzzolenti? È siamo sicuri che, oltre che fastidioso, il puzzo che sempre più di frequente si avverte in città non sia anche saturo di sostanze pericolose, inquinanti o comunque nocive per la salute?

Ambientalisti e M5s. Se lo chiedono quattro associazioni ambientaliste e il Movimento 5 stelle che oggi presenta in consiglio comunale una mozione per impegnare il sindaco, che è il garante della salute dei cittadini, a vigilare sugli impianti a biogas che circondano la città, «vere fabbriche del puzzo», come le definiscono pentastellati e associazioni.

Sette impianti intorno alla città. È proprio da questi impianti che arrivano i miasmi. Intorno a Grosseto, negli ultimi anni, ne sono stati costruiti sette: due a San Martino, uno a Stiacciole, due a San Lorenzo, uno a Principina Terra e uno a Cernaia, oltre all’impianto di compostaggio delle Strillaie. In provincia ci sono 17 centrali a biogas e biomasse e la Regione ne prevede fino a 32.

Record di segnalazioni. Secondo l’ultimo report di Arpat, da gennaio 2013 a giugno 2016 i grossetani hanno inviato all’Agenzia ben 307 segnalazioni per lamentare la puzza: un record. L’Arpat ha trovato alcune non conformità e alcuni guasti e manutenzioni probabile origine dei cattivi odori, ma in altri casi era tutto regolare e la puzza era semplicemente una caratteristica del ciclo produttivo.

«Chi controlla?». Il M5s e le associazioni Italia Nostra, Acu, Medici per l’ambiente e Coordinamento associazioni ambientaliste, però, non sono tranquilli e chiedono di vigilare. Sono infatti impianti teoricamente a uso di piccole aziende agricole, di potenza inferiore a 1 Megawatt e, per le loro ridotte dimensioni, soggetti ad autorizzazioni meno complessi (non serve la Via) rispetto a normali inceneritori e impianti di compostaggio. In origine dovevano reperire la massa da bruciare nel raggio di 70 chilometri ed essere alimentati solo con vegetali di qualità.

«Bruciano rifiuti». «Poi però – ha spiegato ieri, a nome delle associazioni ambientaliste citate, Michele Scola di Italia Nostra, in una conferenza stampa congiunta con i pentastellati, – il governo introdusse la possibilità di utilizzare anche rifiuti fino al 49% della massa. E dunque ci chiediamo: questi odori da cosa derivano? Cosa usano questi impianti? Cosa portano i camion che li alimentano? Chi controlla? In alcune zone è un via vai continuo e si percepiscono odori terribili».

La petizione ignorata. Italia Nostra ha raccolto nel 2015 400 firme di cittadini che chiedevano chiarezza. «Le abbiamo inviate a sindaco, prefettura, Asl, Ministero: nessuna risposta».

La mozione in consiglio. Perciò oggi la domanda verrà posta ufficialmente in consiglio comunale dai consiglieri del M5s. «La mozione chiede al sindaco di avvalersi del principio di precauzione e costituire un tavolo permanente sulla qualità dell’aria per valutare l’inquinamento odorigeno», spiega la consigliera m5s Antonella Pisani, che è la delegata per l’ambiente del Movimento. Una soluzione che il tavolo permanente potrebbe valutare è l’impiego dei cosiddetti nasi elettronici, strumenti già sperimentati in Puglia che individuano l’effettiva presenza di odori molesti, dopo la segnalazione dei cittadini. «Al di là della mozione bisognerebbe poi approfondire – prosegue – che cosa c’è in queste emissioni, se solo cattivi odori, cioè inquinamento olfattivo, che è comunque sanzionabile, oppure anche inquinamento vero e proprio. Abbiamo paura che dietro questi odori ci possa essere qualcosa di più concreto che non la puzza».

Alcuni progetti di centrali sono stati bloccati, come quello inizialmente previsto addirittura nel Parco della Maremma. Ma la battaglia per la tutela del territorio e della salute continua. Anche perché – ambientalisti e M5s ne sono convinti – il moltiplicarsi di impianti anche quando le risorse non sono sufficienti (si veda articolo in basso) è spesso alimentato dai lauti incentivi statali previsti per i proprietari.

«No alla terra dei fuochi». La necessità di un controllo serrato su tutti i rifiuti che arrivano, secondo Italia Nostra e M5s è imprescindibile. «Questa provincia è poco abitata – dice Scola – e per questo si presta moltissimo a traffici illeciti. La Maremma ha preso una brutta piega negli ultimi 20 anni. E non vorrei che diventasse una nuova terra dei fuochi».

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