Il Tirreno

Grosseto

Dopo il coma torna a vincere e sogna le Olimpiadi

Elisabetta Giorgi
Erik Fumi con la capo team Gea Einaudi e l'allenatore Alessandro Benedetti
◗
Erik Fumi con la capo team Gea Einaudi e l'allenatore Alessandro Benedetti

Il fantino grossetano Erik Fumi ha trionfato nel campionato di paradressage. Prossimo obiettivo: vincere nuove gare e conoscere il campione Zanardi

5 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Trotto e mezzevolte, passi veloci, serpentine e circoli. Tra dolci evoluzioni ed esercizi di stile realizzati con olimpica maestrìa Erik Fumi, fantino grossetano vittima cinque anni fa di uno spaventoso incidente all’ippodromo di Livorno che l’aveva ridotto in coma, si rimette in gioco. E vince.

È tornato in pista al centro ippico di Pontedera con un tutore - una speciale maniglia al posto delle redini - e lo ha fatto da fuoriclasse trionfando nella Coppa delle Regioni paradressage con la squadra toscana. La gara nazionale a squadre lo consacra in questi giorni un campione vero e non solo a livello agonistico - con un ottimo punteggio personale - ma anche nella vita. Simbolo di straordinaria tenacia, a 29 anni Erik è un talento di classe e tenacia. Incarna la parabola di chi ci crede e si rialza ogni volta: proprio come un altro campione sportivo e di vita, Alex Zanardi (tra l’altro legatissimo alla Maremma) che Fumi ora sogna di conoscere.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.14622706:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/fantino-in-coma-dopo-la-caduta-da-cavallo-tornera-a-cavalcare/55954/57160]]

Operato a Treviso. Una storia speciale, la sua; sofferta e dolorosa ma sicuramente preziosa e che ha molto da insegnare. Dopo il violento trauma da contraccolpo al Caprilli nel 2011 e il coma durato una settimana, Erik ha dovuto affrontare per anni una complicata riabilitazione vissuta con estrema pazienza e che non è finita. In queste ore sarà operato a Treviso. «La mia mano sinistra - racconta - si chiude ma non riesco a riaprirla, per questo mi sono affidato a un luminare che dovrebbe restituirmi una piccola riapertura». Sono stati anni intensi a livello emotivo: la carriera era sembrata defunta e tornare in sella pareva un sogno impossibile, sempre vissuto tra un saliscendi di speranze e precipizi emozionali.

La rinascita. Dal 2011 a oggi Erik passa 5 anni negli ospedali di tutt’Italia, sperimenta medicine e cure, fisioterapia e tre interventi chirurgici (due al braccio e uno alla gamba), finché a gennaio di quest’anno non raggiunge un grande traguardo: tornare in sella, cosa che pensava di non poter fare più. È una seconda rinascita: sfumato a quanto pare il sogno di galoppare di nuovo in gara, cova almeno quello di fare da allenatore nella speranza di far vincere gli altri. Succede grazie a un amico che gli regala un cavallo, Fire and Ice, fuoco e ghiaccio come il turbinìo mentale che l’assale ogni volta che accarezza una sella. Grazie a lui fa l’allenatore. Riceve a Grosseto l’Oscar dello sport, riceve apprezzamenti sinceri come esempio di chi riesce a superare ogni ostacolo, la Rai gli dedica una puntata di “Sconosciuti”, trasmissione dedicata alle storie ordinarie di persone straordinarie impegnate nella traversata della quotidianità.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12759113:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2016/01/11/news/era-finito-in-coma-dopo-4-anni-torna-a-cavalcare-1.12759113]]

E poi? Poi eccolo approdare al Paradressage, disciplina identica al dressage ma dedicata agli sportivi con disabilità. Ci arriva grazie a Gea Einaudi, fondatrice del team World soul la cui scuderia è al Podere Catalini a Donoratico. È lei tempo fa a contattarlo dal Brasile per averlo nel suo gruppo. «Mi chiede di provare il suo sport ma all’epoca nicchio», dice. Non è pronto. «Ad aprile scorso invece, dopo l’ultimo ricovero a Treviso, mi subentra una molla: volevo fare qualcosa, e la ricontatto per capire se l’invito è sempre valido». Inizia qui una nuova avventura: oggi Erik si allena fisso a Donoratico, nella scuderia di Gea dov’è cavaliere nel suo team e si lavora sodo per formare un team di atleti paralimpici competitivi per ingaggi sportivi di vertice a livello nazionale e internazionale. A giugno nella visita di classificazione viene assegnato ad Erik il grado II.

Il suo istruttore è Alessandro Benedetti, maestro nel settore paralimpico e che vanta un bel curriculum internazionale, mentre in supporto c’è il prezioso Matteo Orienti, proprietario della scuderia e pronto a fare l’allenatore “in seconda”. Il cavallo da debutto assegnato in rettangolo a Erik si chiama Zizifo ed è un pezzo da novanta: ha gareggiato alle Paralimpiadi di Rio 2016 per l’Argentina con il cavaliere Patricio Guglielmelli. La squadra della Toscana ha come capo équipe Sara Morganti, atleta paralimpica. L’appuntamento in pista per la prima gara arriva a dicembre a Pontedera, dove Erik porta a casa un ottimo punteggio (72.105%) che sommato a quelli dei compagni permette la conquista del trofeo.

Dopo la gara riceve i complimenti di Sara Morganti e Laura Conz, capotecnico della nazionale. «Ho deciso di rimettermi in gioco, montare e gareggiare - racconta lui - dopo l’ultimo ricovero: mi ero stufato degli ospedali, volevo vedere che carattere avevo e se ce l’avevo. È stata una grande emozione ma che tutto sommato ho domato. Alla fine io ho un carattere freddo, non ho sentito molto la tensione della gara. Sono sempre stato abituato a essere competitivo e a gareggiare davanti al pubblico, anche se ero anche consapevole di trovarmi di fronte a un nuovo sport, il paradressage, che non avevo mai fatto e che inizialmente mi stava un po’ antipatico, semplicemente perché non lo conoscevo. Poi, facendolo, mi è cominciato a garbare...».

Zanardi. Prossimi obiettivi? Erik dice di avere tre sogni. Il primo lo ha realizzato: era quello di tornare a vincere. Il secondo è partecipare tra due anni ai mondiali di paradressage in America («mi sto cominciando a preparare...»). Il terzo è quello d’andare tra quattro anni alle Paralimpiadi a Tokyo. «Tutte cose che spero di fare, anche se volo basso. Sono una persona umile e preferisco stare coi piedi per terra costruendo tutto gradino per gradino». A dire la verità c’è anche un quarto sogno. Che è quello di conoscere Alex Zanardi. «Mi piacerebbe stringergli la mano e vedere la sua forza da vicino. Nel mio piccolo vorrei essere “lo Zanardi dei cavalli”: un esempio per tante persone che come me si trovano davanti a un cammino difficile ma provano a farcela».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web