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L’etichetta per la pasta piace molto alla Maremma

GROSSETO. L’obbligo di scrivere l’origine del grano sui pacchi della pasta è un provvedimento assai utile, secondo Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori. «Alcuni grandi produttori di pasta...

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GROSSETO. L’obbligo di scrivere l’origine del grano sui pacchi della pasta è un provvedimento assai utile, secondo Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori. «Alcuni grandi produttori di pasta – valuta Enrico Rabazzi, presidente di Cia Grosseto – hanno criticato il provvedimento. Noi invece pensiamo che ogni informazione in più fornita ai consumatori permetta di valutare meglio ciò che acquistano». Adesso l’Italia ha inviato il decreto alla Commissione Europea (come la procedura prevede) con l’obiettivo di introdurre l’obbligo – per i produttori di pasta secca – di indicare il paese di provenienza del grano sull’etichetta. L’origine del grano non garantisce automaticamente la qualità: «ma se i consumatori si fidano di più del grano di provenienza italiana – continua Rabazzi – un motivo ci sarà. Il consumatore è oramai consapevole del fatto che mentre l’utilizzo di alcune sostanze è tassativamente vietato nel nostro Paese in altri è consentito. Può non piacere, ma è un elemento che all’acquisto fa optare al 100% per il Made in Italy». Cia Grosseto è convinta che il provvedimento del ministro Martina «premierà i produttori che useranno grano italiano e questo contribuirà a far uscire il settore cerealicolo da una delle peggiori crisi degli ultimi decenni».

Coldiretti. L’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta «risponde all’esigenza – dice Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto – di smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano». Un pacco di pasta su tre – il dato è di Coldiretti – contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo. L’Italia – ricorda la Coldiretti – è il principale produttore europeo di grano duro destinato alla pasta con 4,9 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari. In Toscana vengono coltivati circa 110.000 ettari di terreno a grano; sono oltre 90.000 gli ettari seminati a grano duro e circa 20.000 quelli in cui si coltiva il grano tenero. La produzione del grano duro si concentra nelle province di Siena, Grosseto e Pisa, mentre ad Arezzo va il primato per il grano tenero, coltivato soprattutto in Val di Chiana. Sono circa 15.000 le imprese agricole toscane che coltivano grano; di queste 3.000 seminano ogni anno più di 10 ettari cereali. Nonostante ciò – ricorda ancora Coldiretti – sono 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero in un anno senza che questo venga reso noto ai consumatori. Il decreto che introduce la sperimentazione dell’indicazione obbligatoria dell’origine prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia debbano riportare nell’etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e se proviene da più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi Non Ue, paesi Ue e Non Ue. Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue.

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