Il Tirreno

Grosseto

«Le nostre vigne distrutte dalla Tirrenica»

di Ivana Agostini
«Le nostre vigne distrutte dalla Tirrenica»

L’azienda Santa Lucia, agriturismo e cantina, sarà tagliata in due dall’autostrada. La rabbia dei titolari: «Tanti sacrifici per niente»

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MAGLIANO IN TOSCANA. «Per chi li abbiamo fatti tutti i nostri investimenti se doveva finire così?». È l’amara domanda di Luca Scotto, 29 anni, titolare, con il fratello Lorenzo, enologo, della cantina Santa Lucia. La famiglia Scotto ha messo in piedi due attività, un agriturismo nel comune di Orbetello e una cantina, nel comune di Magliano. Per entrambe le attività che distano l’una dall’altra circa due chilometri, un unico destino: essere attraversate dall’autostrada Tirrenica.

Luca si occupa della parte commerciale dell’azienda. Ci accoglie nel suo agriturismo. Siamo a poche centinaia di metri dalla statale Aurelia.

«Questo agriturismo è uno dei più vecchi della provincia di Grosseto – racconta –. La proprietà è del 1956 e la nostra è stata la seconda licenza della provincia data per un agriturismo nel 1992».

Ci accompagna in un grande giardino e ci indica il terreno dove verrà posizionato il casello. «Ecco – dice – qui, a circa 40 metri dalla nostra casa e dalle sei camere che ricevono i nostri ospiti verrà realizzata la barriera del pedaggio. Non solo sarà difficile continuare la nostra attività ma anche vivere in una casa a pochi passi dall’autostrada con alte barriere anti rumore e una viabilità di accesso complicata. Per raggiungere casa mia - dovrò fare un lungo giro».

Luca mette una grande passione nel raccontare come è nata la sua azienda. La volontà di suo padre Luciano che contro il volere del nonno di Luca decise di produrre vino. La casa degli Scotto, infatti, prima di diventare un agriturismo è stata una cantina.

«Al piano terra avevamo la cantina – spiega l’imprenditore – tutto è nato dalla caparbietà di mio babbo». Il padre di Luca era un dipendente. Quando finiva il suo lavoro in ufficio si dedicava alla vigna del suo podere dell'ente Maremma. C’era però un piccolo particolare. La sua passione era ostacolata dal nonno di Luca. La volontà di Luciano Scotto fu però più forte e comprando l’uva proprio dal babbo mise le basi per la Santa Lucia.

«Volevamo fare qui la nostra cantina – sostiene – e la cosa buffa è che non ci hanno dato i permessi perché c’è il vincolo idrogeologico. Strano che lo stesso vincolo non ci sia per costruire un’autostrada».

Con Luca lasciamo l’agriturismo e andiamo verso la cantina. Le viti fanno bella mostra di sé già dall’Aurelia. Usciamo dalla statale e ci inerpichiamo in una strada sterrata. Saliamo. Arrivati in cima alla terrazza della cantina la vista è di quelle che mozza il fiato. La collina è ricoperta da centinaia di filari di viti. Ora sono spoglie ma è facile immaginare lo spettacolo che offrono in primavera. Intorno campi, davanti le colline del Parco della Maremma e il promontorio di Talamone. La Tirrenica porterà via alla cantina Santa Lucia circa un ettaro e mezzo di vigneto nel quale si produce il Morellino di Scansano.

«Una perdita enorme – commenta Scotto – circa 13.000 bottiglie di vino in meno per il resto della nostra esistenza». Un danno alla produzione e un danno alla vendita. Nella cantina lavorano tre dipendenti fissi a cui si aggiungono squadre di operai nel periodo della potatura e della vendemmia. Considerando le due proprietà, in tutto gli ettari di vigneto sono 35. Nell’impianto del Collecchio gli ettari sono sette ma con l’autostrada ne rimarranno circa cinque.

«Siamo orgogliosi di quello che abbiamo creato – dice Scotto – nostro padre ha fatto tanto». Il rimpianto dei due fratelli è che il padre non sia riuscito a vedere cosa hanno saputo fare dopo la sua scomparsa nel 2012. «Per fortuna è riuscito a vedere la cantina finita nel 2011».

Per realizzare quella cantina sulla collina gli Scotto hanno investito circa 2 milioni di euro. Un investimento che ora potrebbe essere vanificato. Chi passa e vede l’insegna del wine shop lascia la strada e sale verso la cantina. «Con l’autostrada questa strada non ci sarà più e noi non saremo più raggiungibili così facilmente. Non lo saremo né per i clienti né per i corrieri o per i camion che dovranno venire a caricare le bottiglie. Lo spaccio è importantissimo per noi. Se perdiamo la possibilità di essere raggiunti, commercialmente moriremo».

La Santa Lucia (dal nome della nonna di Luca e Lorenzo) è per gli Scotto più di una cantina. «Per noi è la storia della nostra famiglia». Luciano prima, Luca e Lorenzo adesso (tutti con la L come anche l’ultimo nato, Lapo, figlio di Lorenzo) sono amareggiati. Hanno fatto subito le osservazioni come fecero anche nel 2011. «Un’autostrada qui non ha giustificazione, né per la mole di traffico né per altro. Ci sono altri modi per rendere sicura l’Aurelia. Non si può costruire una infrastruttura passando sopra i sacrifici delle famiglie».

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