La protesta
Tornano alla luce calafati e funaioli
I Briganti di Maremma capofila di un progetto sulle tradizioni
GROSSETO. Gli antichi mestieri in uso in Maremma e nelle aree situate lungo il mar Tirreno, dal 1800 fino alla metà del secolo scorso, sono stati riportati alla luce in un incontro alla sala contrattazioni della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno.
Professioni ad oggi scomparse o quasi del tutto inesistenti: attraverso suggestive immagini e didascalie sono riaffiorate le sagome di calafati (coloro che curavano la protezione e l’impermeabilizzazione delle imbarcazioni), funaioli e dei più “locali” carbonai, raccoglitrici di olive e butteri accompagnati da manifesti, oggetti e utensili tipici delle lavorazioni degli artigiani d’epoca, disegni e descrizioni. Il tutto grazie all’opera attenta e minuziosa svolta da un gruppo di professionisti e volontari di atenei toscani e da appassionati volontari.
È il caso dell’associazione culturale Briganti di Maremma che si occupa di ricercare aneddoti e particolari tipici delle tradizioni del territorio e in questo caso è stata capofila di un progetto mirato a far conoscere i mestieri di una volta alle vecchie e nuove generazioni.
Il primo passo ha visto la creazione di un censimento di storiche botteghe artigiane ancora in attività concentrate soprattutto nel sud della provincia grossetana mentre nel successivo sono stati coinvolti i ragazzi delle scuole superiori cittadine, in particolare del liceo artistico che hanno realizzato interviste e servizi filmati proprio all’interno delle botteghe.
«Gli studenti - spiega Giulia Corti per l’associazione - hanno toccato con mano il processo di formazione di un manufatto. È stata un’esperienza unica che potrà anche consentire loro di produrre oggetti, un tempo di moda, per venderli. Allo studio c’è anche la creazione di un portale web per diffondere queste informazioni ai visitatori». Coinvolgente anche la testimonianza di Alessandro Zampieri, capo butteri dell’azienda regionale agricola di Alberese.
«Quella del buttero è una professione ancora viva - aggiunge - che viene insegnata ai ragazzi e a lui viene dato il compito di preservare e curare circa cinquecento bovini e settanta cavalli che abbiamo in azienda».
Ha dato un forte contributo l’esperienza fornita dalle docenti dell’Università di Pisa, Antonella Gioli e Sara Bruni che hanno illustrato attraverso delle slides i lavori realizzati con le scuole superiori della provincia di Livorno.
«L’obiettivo del percorso seguito- spiegano- era quello di riportare a conoscenza dei cittadini la storia e la cultura d’impresa di un tempo e per alcuni, i più giovani, farla scoprire».
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