Gioco
Scommesse tramite web In 4 davanti al giudice
La Procura ritiene abusiva la raccolta nelle agenzie ispezionate nell’estate 2014 La difesa punta a dimostrare che le giocate potevano avvenire anche da cellulare
GROSSETO. I titolari di quattro agenzie di raccolta scommesse, ritenute abusive perché non autorizzate dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato, sono stati citati a giudizio per altrettanti processi in corso di svolgimento al Tribunale.
Tre agenzie di Grosseto e una di Follonica - tutte all’insegna B2875 - che il 10 luglio 2014 furono ispezionate in contemporanea dagli uomini delle fiamme gialle. Erano i giorni finali del Mondiale di calcio in Brasile. Imputati Fabio Ciambella, 56 anni, per l’agenzia di via Menotti; David Ciambella, 23 anni, per quella di via Giusti; Emiliano Pilotto, 34 anni, per quella di via Emilia; e infine Jessica Pilotto, 27 anni, per quella di via Manzoni a Follonica. Identica, per tutti, l’imputazione: tutte le agenzie facevano riferimento alla Betsolution4u Ltd di Malta, bookmaker risultato privo di licenza in Italia per l’accettazione di scommesse in via telematica.
Davanti al giudice Giovanni Muscogiuri sono stati celebrati due procedimenti, mentre gli altri - per i quali era stata disposta la riunificazione - sono stati rimandati ad altro giudice: se ne parlerà a marzo. Per ciascuno dei due processi sono stati sentiti dal viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi i sottufficiali della guardia di finanza intervenuti. In via Menotti, la pattuglia aveva fermato un cinquantenne all’uscita dall’agenzia: aveva appena fatto una scommessa su una partita e gli venne sequestrata la ricevuta. Fabio Ciambella non aveva esibito alcuna autorizzazione, ha ricordato il maresciallo. Nel locale c’erano alcune postazioni di computer, collegate al sito della società di Malta. Fu sequestrata anche la somma relativa alla scommessa. «Non venne accertato il modo in cui era stata fatta la giocata», ha detto il militare rispondendo al difensore. C’era anche un’attività di cartolibreria? «Quello era indicata come centro elaborazione dati, nella stanza accanto c’erano alcuni pacchi di carta».
Di quanto fu la giocata? «Mi sembra dieci euro, al massimo venti - ha risposto il giocatore, sentito subito dopo - Bisognava aprire un conto giocate ma io quel giorno non avevo tempo e Ciambella, che io conoscevo, mi permise di fare la giocata sul suo conto». Il cliente versò a lui il denaro poi individuato dalle fiamme gialle. Ancora rispondendo al difensore di Ciambella, il giocatore ha specificato che «ci si poteva collegare al sito anche da cellulare».
Sostanzialmente identica la situazione per l’agenzia di Pilotto (presente in aula). Qui quella mattina vennero trovati due avventori: «Uno aveva scommesso 2 euro per una partita dell’8 e aveva vinto: aveva appena riscosso 21,63 euro. L’altro aveva fatto una scommessa poco prima, una multipla da 5 euro». Anche in questo caso i militari non avevano assistito alla giocata; e non avevano accertato se i giocatori avessero aperto dei conti. Altri testimoni saranno sentiti nella prossima udienza. Ma ci sarà da aspettare fino al maggio 2018.
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