Il Tirreno

Grosseto

«La Tirrenica minaccia il patrimonio Slow Food»

di Ivana Agostini
«La Tirrenica minaccia il patrimonio Slow Food»

Bernacchini accende i riflettori sulle decine di aziende agricole maremmane che hanno investito sulla biodiversità, ricchezza che oggi attrae migliaia di turisti

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ORBETELLO. La Tirrenica continua a togliere il sonno alla Maremma. Massimo Bernacchini, vice presidente di Slow Food Toscana, mette l’accento su uno dei tanti effetti che il futuribile Corridoio potrebbe provocare. La domanda è: che cosa accadrà alle economie legate all’agricoltura, all’agroalimentare e all’indotto di questi due comparti principe del territorio legati a doppio filo al turismo? «Non si capisce – esordisce Bernacchini – come verrà realizzata questa grande opera, che sembra ormai una necessità impellente per la Maremma». E non si capisce come essa si innesti, secondo Bernacchini, sulle continue sollecitazioni che arrivano da più parti «a fare – dettaglia – azioni di promozione dell’agroalimentare della Maremma, a tenere alta la qualità assoluta delle produzioni».

Ora per Bernacchini delle due, l’una, come si suole dire: o si tutela la produzione di qualità, il biologico, oppure si fa passare una colata di cemento sull’agricoltura multifunzionale, modalità di sviluppo dell’impresa agricola su cui hanno puntato molte aziende: da quelle micro a quelle un po’ più strutturate.

«Abbiamo un territorio incontaminato – osserva la voce toscana di Slow Food – a portata di mano dei turisti che si muovono alla ricerca del paesaggio dove l’unione con il cibo e la sua produzione tradizionale trova sempre più estimatori. E proprio qui deve passare un’autostrada».

Il vice presidente di Slow Food domanda: «Cosa succederà alle tante aziende agricole che da anni investono sulla loro qualificazione produttiva per scelta o perché spinte dalle sollecitazioni sull’importanza di fare produzioni di qualità?».

Cerchiamo di capire, incalza Bernacchini l’opinione pubblica ma anche chi ha in mano il potere di decidere o di far sentire la voce di una comunità – come i sindaci – cosa sia più utile fare per la Maremma, per migliorare le condizioni di vivibilità, le opportunità di lavoro, per lo sviluppo. «Si dovrebbe rispondere – dice – valutando quello che abbiamo a disposizione e che non funziona: e di conseguenza, porre rimedio prima di aggiungere altre opere. Realizzare un’opera ex novo non risolve i problemi irrisolti di vent’anni».

Bernacchini pensa all’Aurelia: «Se fosse stata mantenuta e adeguata, oggi non si parlerebbe di fare un’autostrada. Invece - dice - si sente parlare di autostrada per migliorare la viabilità esistente e agevolare il transito nord-sud. Noi però non vogliamo che la gente vada oltre. Vogliamo si fermi». Bernacchini è consapevole che tanti cittadini spenderanno soldi per pagare i tecnici e fare le osservazioni per tutelare case e attività. «Alla fine – conclude – bisognerà fare una azione civile contro Sat e chiedere i danni».

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