Il Tirreno

Grosseto

Vita e misteri di Lazzaretti, Cristicchi indaga il Profeta

di Fiora Bonelli
Monte Labro visto dall'alto
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Monte Labro visto dall'alto

Il cantautore presenta ad Arcidosso il suo libro sul David dell’Amiata, Un giallo, un viaggio a ritroso sulle tracce dell’umile barrocciaio che fu grande

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ARCIDOSSO. Il santo David secondo Cristicchi. Il cantautore Simone Cristicchi, che ha pubblicato un romanzo su Lazzaretti, il profeta dell’Amiata, edito da Mondadori, presenta il suo lavoro fresco di stampa, ad Arcidosso: l’appuntamento è per oggi alle 16 nei locali della biblioteca nel palazzo municipale.

Il libro si intitola C + C - Il secondo figlio di Dio. Vita morte e misteri di David Lazzaretti l’ultimo eretico (Dove la prima C è al contrario). Ed è l’ultimo atto, al momento, dell’intensa ricerca storica che Cristicchi ha fatto intorno alla figura del Messia dell’Amiata, dal momento della sua prima rappresentazione proprio a Monte Labro l’estate scorsa, allo spettacolo sempre sulla figura del barrocciaio arcidossino che Cristicchi sta portando in giro per i teatri di mezza Italia.

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Il lavoro è un romanzo storico con il ritmo incalzante del giallo e del noir, e la sua originalità sta nella scelta della voce narrante. Cristicchi, infatti, affida al carabiniere (o bersagliere) Antonio Pellegrini – che uccise David il 18 agosto 1878 alla croce del Cansacchi di Arcidosso – il compito di ricostruire la vicenda dei Lazzerettisti e del loro capo carismatico.

È un viaggio a ritroso, insomma, che si svolge da un lato nelle aule di Tribunale – dove si sta celebrando il processo dei Davidiani – e dall’altro è un itinerario nella vita del santo David per scoprire il mistero di un uomo che fu un umile barrocciaio ma che fece paura alla Chiesa e alla classe dirigente dello Stato unitario.

Pellegrini si imbatte, nella sua concitata voglia di scoprire chi sia l’uomo che ha ucciso, in tutti i personaggi che, a vario titolo e con importanza differente, hanno costruito e partecipato all’avventura davidiana e ne studia caratteri e personalità, entrando negli animi di ciascuno e cogliendo i loro sentimenti e propositi più riposti.

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È un viaggio quello del Pellegrini che dà particolare importanza alle tappe francesi di David, alle sue frequentazioni con Leon Du Vachat e alla gran Certosa di Grenoble, ai rapporti con suor Marie Gregoire e alla questione del gran Monarca, ruolo di cui, forse, Lazzaretti avrebbe potuto essere investito.

Ma quel che corre come un filo rosso a rendere originale il romanzo, è il legame strettissimo fra Lazzaretti e i misteriosi simboli di cui Arcidosso è segnato, simboli che rimandano a misteri secolari, fino ai Templari. Segni che circondano l’ antica casa di David nel centro storico di Arcidosso e di cui il Messia sentì il magnetismo, fino a diventare – lui stesso – una di quelle pietre, con le due C di cui una rovesciata, impresse sulla fronte.
Un David che intuisce il legame fra natura e infinito e va alla ricerca di quella scintilla divina che sta dentro ciascuno degli uomini. Questo comprese David: che ciascuno può riscattarsi, può essere libero e essere “felice senza misura”.

Naturalmente il narratore Antonio Pellegrini ha un alter ego. Simone Cristicchi, il quale nella postfazione guida il lettore dentro alla sua interpretazione del David: «Forse il segreto – dice – è racchiuso in uno dei simboli del borgo: la stella a dieci punte. L’Androgino. Non è la compresenza fra i due opposti che questo segno ci mostra, ma l’equilibrio fra di loro. Solo attraverso l’equilibrio fra lo spirito e la materia, l’uomo potrà evolversi».

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