Il Tirreno

Grosseto

Sensi fa le pulci al Pd «Fatti fuori i non allineati»

di Gabriele Baldanzi
Sensi fa le pulci al Pd «Fatti fuori i non allineati»

Il presidente dell’Arci attacca il segretario Simiani e la conduzione del partito Tra scelte al ribasso e cerchi magici, tutti i nodi da sciogliere in casa democratica

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GROSSETO. L’avvocato Christian Sensi, presidente provinciale dell’Arci, ex consigliere comunale, è un dirigente del Pd molto critico riguardo alle scelte compiute dal partito nell'ultimo anno. Da giorni, sui social, attacca il segretario Dem Marco Simiani.

Perché questo accanimento? Ormai sono spari sulla Croce Rossa...

«Io uso l’unico strumento che è rimasto per fare politica (i social), visto che nel Pd non si convocano più gli organismi e non si fanno discussioni e analisi. Anzi, le analisi politiche - a dire il vero - le abbozzano proprio coloro che dovrebbero invece ascoltare, chiedere scusa e dimettersi. Invece si lamentano delle critiche, dei miei tackle, della mia ironia e parlano di grandi scelte e risultatoni. Ogni giorno uno strampalato soliloquio sul nulla. È Simiani il primo che fa politica su Facebook, che attacca e difende su Facebook, che posta al mondo la sua soddisfazione per numeri disastrosi. E io dovrei tacere? Perché? Io parlo e faccio ironia quanto mi pare. Se qualcuno ci resta male, amen».

Dicono che lei vuole fare il segretario.

«Ma figuriamoci. Io non aspiro a nessuna carica. Ho piena consapevolezza di non essere aggregante, né francamente mi sento all’altezza. Magari l’avessero altri questa percezione. E poi il segretario di cosa? Il partito è stato squassato dai turborenziani. Il Pd ora è in una situazione tragica. A Grosseto e non solo. Il tesseramento 2016 è praticamente saltato, i circoli non si riuniscono più, non si sa neppure quanti sono gli iscritti, i nomi dei segretari sui territori. Il referendum è stata l’ennesima dimostrazione di una gestione che si fonda sui cerchi magici».

Cosa intende?

«Che la gestione del Pd è ad excludendum. Uno dissente? Non è allineato? E noi lo seghiamo. Ha funzionato e funziona così. A Grosseto, faccio un esempio, con l’arrivo del commissario Francesco Gazzetti non si è più sentito il bisogno di convocare la direzione. Si procede e si decide nel cerchio magico. Bene. E allora io ne prendo atto e cerco gli spazi necessari per dire quello che penso».

Simiani dice che la sconfitta va condivisa.

«Io non condivido proprio nulla. Ho votato Mascagni, ho votato sì. Ho fatto il mio in campagna elettorale. Non ho perso nulla insieme a Simiani, perché non ho partecipato, essendo stato escluso, a scelte e decisioni che si sono rivelate disastrose. Cosa dovrei condividere oggi? L’essere schiavo delle scelte di dirigenti regionali che si sono visti ben poco a Grosseto? Simiani fa quasi tenerezza per la pervicacia che mette nel voler mantenere a ogni costo la guida del partito. Gli farebbe onore dire chiaramente: ho fallito, mi dimetto. E invece sceglie sempre di infilarsi nel tunnel degli schiaffi».

Lei però faceva parte degli organismi. Non è proprio un militante esterno.

«È vero. Ma posso dimostrare di aver sempre contestato o preso le distanze da tutte le scelte al ribasso fatte per le comunali (e non solo) e confermo di non aver mai appoggiato l’attuale gestione del Pd, fondata su cene e cerchi magici. Ignoro perfino da chi sia composto l’attuale staff del segretario. Pare ce ne sia uno, costruito per sovrapporsi alla segreteria dei sindaci, con gli uomini del segretario. E non era questo l’accordo fatto quando Simiani fu riconfermato dopo le Comunali».

Il futuro?

«Auspico un congresso al più presto. E a mio avviso non c’è neppure bisogno di un traghettatore. Si parla di un ruolo a un presunto saggio il cui nome riaffiora nei momenti di crisi: tipo Errani nel dopo Bersani. Mi sembra un’altra minchiata. C’è bisogno, invece, che l'attuale segretario eviti di gestire la fase congressuale. Nel Pd grossetano, in via Svizzera, non c’è da custodire la valigetta con i codici delle testate nucleari... Si può stare due mesi senza segretario. Non succede nulla».

Chi sarà il successore di Simiani?

«Ah, non lo so. Di certo non io. Spero che il successore non venga deciso a cena, tra pochi intimi. Spero invece che si utilizzi il congresso per tornare ad ascoltare la nostra base e chi ancora guarda a noi. Mi fido poco, però, perché già colgo qualche vizio di origine».

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