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Cinque fotografi per la Città del tufo

 Cinque fotografi per la Città del tufo

È un successo la mostra che racconta cent’anni di vita del borgo

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PITIGLIANO. C’è stata una folla di visitatori fino a tardi e oltre l’orario di chiusura per l’inaugurazione, giovedì, della mostra “Cent’anni di foto” nella sede di Strade Bianche in via Zuccarelli a Pitigliano.

Cento fotografie, di diverso formato, di cinque fotografi (Denci, Paggi, Francardi, Bruscalupi, Carlino) raccontano più di cento anni di storia del borgo di Pitigliano, spaziando tra memoria pulsante, vita quotidiana e poesia, forse meglio di tanti libri o guide turistiche. La mostra proseguirà fino all’8 gennaio, ogni giorno con orario 10,30-13 e 15,30-19,30. Vediamo dunque l’identikit dei protagonisti.

Lorenzo Adolfo Denci, nato a Pitigliano nel 1881, vince a ventiquattro anni la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Berlino. Pochi anni dopo apre uno studio fotografico: sarà un successo superiore ad ogni aspettativa. Fa della fotografia non solo il suo mestiere, ma la sua ragione di vita, documentando la vita della Maremma con realismo e poesia. Muore il 17 Giugno 1944 durante il bombardamento di Pitigliano.

Osvaldo Paggi, nel 1893 fonda il giornale “La Lente” e l’omonima tipografia, una delle prime in Italia, a Pitigliano. Presto la tipografia diventa anche una casa editrice della quale ancora si possono rintracciare titoli nelle biblioteche.

Girolamo Bruscalupi, nato in una nobile famiglia di Pitigliano è ingegnere civile – suo il progetto dell’ospedale del paese – e appassionato e talentuoso fotoamatore. Immortala la vita pitiglianese dagli Anni Venti fino agli Anni Cinquanta.

Pietro Francardi nasce a Pitigliano nel 1925. Dopo un’esperienza da impiegato, nel dopoguerra inizia la professione di fotografo a Pitigliano fino alla fine degli Anni Novanta con il figlio Tommaso.

Carlino, pitiglianese di nascita, da oltre quarant’anni immortala i momenti più significativi della vita della Città del Tufo, ma anche la vita quotidiana, i personaggi, i mestieri, dando vita a un grande affresco collettivo, una memoria condivisa a attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.

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