Il Tirreno

Grosseto

Bonifica del sito minerario Arpat ordina monitoraggi

di Alfredo Faetti
Bonifica del sito minerario Arpat ordina monitoraggi

Per l’area Ritorto-Fantalcinando l’Unione deve provvedere entro fine mese Le analisi riguardano eventuali alterazioni delle acque che scorrono in zona

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MASSA MARITTIMA. La tutela ambientale sta per prendere il via, ma per l’Unione dei Comuni Colline Metallifere non c’è davvero pace, messa sempre più in difficoltà da una semplificazione ancora poco avvertita negli uffici dell’ente.

L’ultima grana arriva direttamente dall’Arpat, che ha chiesto di anticipare il monitoraggio post opera della bonifica dell’ex sito minerario Ritorto-Fantalcinando rispetto all’ultima data fissata - dato che in realtà doveva essere già partito - in modo che prenda il via entro la fine del mese. Monitoraggio in programma da tempo, a cui l’Unione non è ancora riuscita a dare il via per diversi problemi, economici ma anche organizzativi. Adesso però l’Arpat ha imposto di dare corso all’attività, in modo da avere dei dati chimici su eventuali alterazioni delle acque che scorrono da quella vecchia miniera, chiusa da anni, nascosta tra le colline di Massa Marittima.

Non c’è nessun allarme ambientale, intendiamoci. Il punto è proprio questo: l’Arpat vuole essere certa di evitare qualsiasi problema prima del suo insorgere e per questo ha chiesto, o meglio imposto all’Unione dei Comuni di dare il via al monitoraggio. Monitoraggio che, stando al progetto approvato ancor prima di effettuare la bonifica, prevede tre macro-tipologie di analisi, consistenti in quelle chimiche e biologiche, quelle botaniche e quello inclinometriche. Attività che in teoria sarebbero dovute partire già a inizio anno, ma l’ente non è stato in grado di rispettare questi tempi per almeno due motivi: i primi di natura economica, visti i ritardi nel trasferimento di risorse dalla Regione, i secondi legati ai carichi di lavoro per l'Unione, vertiginosamente aumentati dopo che con la riforma Delrio le è stata affidata la gestione dell'intero patrimonio forestale non solo della provincia di Grosseto, ma anche di quella di Livorno.

Problemi che ormai devono essere affrontati, perché l’Arpat è stata molto chiara. Quanto sia repentina questa anticipazione lo fanno capire gli atti che danno mandato a una società genovese (per un compenso da 11mila euro) di effettuare il monitoraggio, in cui si parla di «massima urgenza».

Il monitoraggio in ogni caso prenderà il via, almeno per quanto riguarda i parametri chimici e biologici e gli inclinometri, mentre per quanto riguarda il monitoraggio botanico l'attività sarà rimandata a primavera del 2017 in quanto nella stagione attuale non ci sono le condizioni idonee per un suo adeguato svolgimento.

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