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Addio al cestista Nanni, amico di Bianciardi col tricolore sul petto

Maurizio Caldarelli
Addio al cestista Nanni, amico di Bianciardi col tricolore sul petto

Alto 2 metri e 2, il pivot maremmano viveva in Sardegna. È stato tradito dal cuore a 71 anni: il ricordo delle sue gesta

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GROSSETO. La Grosseto sportiva piange la scomparsa di Danilo Nanni, tradito dal cuore a 71 anni, nella sua casa di Cagliari, dove aveva l’attività di commerciante, aperta dopo una carriera splendida nel mondo del basket, iniziata negli anni ’60 in Maremma.

Nannidanilo, come lo chiamavano tutti i compagni delle varie squadre in cui ha militato, è stato senza ombra di dubbio il più grande campione della storia uscito dal vivaio della pallacanestro di casa nostra.

I 202 centimetri di altezza, una merce rara per gli anni sessanta e settanta, gli hanno permesso di indossare la canottiera di alcune tra le più prestigiose società italiane. Dopo aver mosso i primi passi nello Csi con Gilberto Capanni, giovanissimo si distinse nel campionato di serie C con la Pallacanestro Grosseto, allenata dal professor Renzo Brigato.

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«Avevamo una bella squadra - ricorda Piero Presenti - insieme a noi c’erano Luciano Monaci, Gilberto Capanni, Ovidio Paladini, Massimo Palmieri. Ci facevamo onore in un torneo davvero duro. Sono addolorato per la sua scomparsa. L’ultima volta che l’ho visto, alla fine degli anni Sessanta, mi fece da testimone civile per il matrimonio».

IL TRASFERIMENTO A SIENA. A quei tempi non era facile trovare pivot di due metri, per giunta «mobile e sveglio» e con una buona mano, e la Mens Sana Siena non se lo fece sfuggire. Danilo, figlio di Guerrino, storico titolare del Bar Parioli di via Telamonio prima e del Bar Tripoli, poi non ci pensò due volte a lasciare Grosseto.

Fu Ezio Cardaioli a volerlo a tutti i costi, al punto di pagarne il cartellino, valutato in 150.000 lire. Fu, però, un ottimo investimento. Tra l’altro Nanni e Presenti furono i primi giocatori ad essere ingaggiati dalla storica società senese.

La sua carriera, nella città del Palio, prese subito una piega diversa: il Ct azzurro Nello Paratore, nonostante fosse una matricola in serie B, lo volle con la nazionale sperimentale, per una gara che si disputò a Napoli nel dicembre 1965. Danilo si guadagnò subito spazio accanto a campioni del calibro di Meneghin, Bisson e Recalcati. Quella gara gli spalancò le porte alla nuova destinazione: Livorno.

Con la maglia amaranto della Libertas, allenata all’epoca da Benvenuti, esordì nella massima serie, contro una regina di quegli anni, la Simmenthal Milano. E in una delle gare di quella prima stagione in A disputò una straordinaria gara contro l’Oransoda Cantù, guidata da Borislav Stankovic, che aveva in squadra gente come Fabrizio Della Fiori e Carlo Recalcati. L’anno dopo Nanni si trasferì proprio a Cantù, in Brianza, per dodici milioni di lire.

L’AMICIZIA CON BIANCIARDI. Oltre a diventare una stella del campionato e della nazionale il cestista grossetano ebbe la fortuna di partecipare alla Coppa Campioni (la prima per Cantù), con lo scudetto tricolore cucito sul petto.

E tra i frequentatori del palasport Parini c'era un concittadino illustre, Luciano Bianciardi, all'epoca collaboratore del Guerin Sportivo, che seguì passo passo quella squadra accompagnandola anche in trasferte come Praga (era il 1968, l'anno della Primavera), Tel Aviv e Tirana. Nella stagione 1969-70 il pivottone maremmano approdò alla Virtus Bologna e, dopo un breve ritorno a Livorno, approdò in Sardegna a Cagliari, insieme all’allenatore labronico Otello Formigli.

LA NUOVA VITA SULL’ISOLA. Alla Brill Cagliari Danilo Nanni divenne l’idolo delle folle, contribuendo a portare la squadra in serie A e alla storica vittoria del marzo 1973 con l’Ignis Varese campione d'Italia e d'Europa.

Prima di appendere le scarpe al chiodo, alla fine degli anni Settanta, disputò alcune stagioni in campionati minori, con l'Esperia e l'Oristanese. Poi aprì, con successo, un negozio di elettronica, specializzato in impianti wi-fi.

«La pallacanestro - dice il fratello Mario, che ha compiuto gli anni proprio il giorno della morte del fratello - gli è sempre rimasta nel cuore e dopo qualche anno di lontananza è tornato nei palazzetti a seguire le gesta del figlio Federico, che ha ereditato dal babbo la passione per la palla a spicchi».

Danilo Nanni lascia la moglie Rossana e due figli, Federico e Margherita.

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di Redazione web