Il Tirreno

Grosseto

Maltrattamenti, chiesto il processo per una maestra

di Pierluigi Sposato

Niente ricreazione, fischietti e forbici sbattute sul tavolo Sono 46 le famiglie che potrebbero costituirsi parte civile

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GROSSETO. Si decide nei prossimi giorni il destino giudiziario di un’insegnante di scuola primaria, per la quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’ipotesi di maltrattamenti nei confronti dei bambini di due classi. Niente ricreazione, niente uscita per andare al bagno. Fischietti per richiamare i bambini e forbici sbattute sul banco. Bambini costretti a stare con le braccia alzate come anche destinatari di strattoni, in un caso ai danni di un bambino che portava un busto a causa di una frattura.

Il sostituto procuratore Marco Nassi ritiene di aver raccolto sufficienti elementi nei confronti di Licia Fabiani, 59 anni, a proposito di episodi avvenuti in due diversi istituti grossetani, negli anni scorsi. Ventisei i bambini di una classe, venti quelli dell’altra. In tutto quarantasei famiglie, individuate come parti offese, che potrebbero costituirsi parte civile.

Era stato proprio dai genitori che l’inchiesta di carabinieri e polizia era partita: i genitori, esasperati, avevano indirizzato al Garante per l’infanzia della Regione Toscana. Una segnalazione girata alla Procura che aveva aperto un’indagine, ascoltando tutti i genitori dei bambini della classe in cui la maestra ha insegnato, una seconda, ma anche le colleghe e il personale della scuola. Nello stesso fascicolo è poi finito un caso analogo avvenuto in un’altra classe, una quinta, con contestazioni similari.

Prima di procedere alla chiusura delle indagini e al rinvio a giudizio, la Procura aveva chiesto di effettuare un incidente probatorio - cioè un’anticipazione del dibattimento - per valutare l’attendibilità dei bambini. Ne erano stati sentiti otto, in due circostanze diverse, nel 2014, con le cautele che devono essere osservate in questi casi e con la presenza di un neuropsichiatra. Questi, il dottor Romano Fabbrizzi, aveva attestato l’attendibilità. E anche sulla base di queste conclusioni l’indagine è andata avanti.

Oltre ai comportamenti già citati, l’insegnante avrebbe tenuto altre condotte ritenute dalla Procura penalmente rilevanti: ad esempio li avrebbe denigrati per gli scarsi risultati scolastici; avrebbe tirato loro capelli e orecchie; li avrebbe percossi dando loro dei colpi sulla schiena o con il grembiule; avrebbe costretto alcuni dei bambini ad andare a prendere per lei bevande alla macchinetta del caffè; li avrebbe trasferiti in altre classi per punizione; avrebbe scritto delle note disciplinari sul diario per poi cancellarle; li avrebbe intimoriti convincendoli della presenza di personaggi immaginari (dei folletti) come anche di telecamere e che avrebbe chiamato la polizia; avrebbe sollecitato i sensi di colpa dei bambini raccomandando loro di non parlare con nessuno di quanto stava accadendo in classe altrimenti lei sarebbe stata arrestata; oppure avrebbe rimproverato i bambini lamentandosi che a causa loro sarebbe stata licenziata; infine, li avrebbe intimoriti - sono sempre le conclusioni della Procura - avvicinandosi con una spillatrice e minacciando che avrebbe appunto spillato loro un dito. Casi che si sarebbero avvicendati nel tempo e che avrebbero visto come vittima una volta questo e una volta quel bambino.

Accuse respinte sempre dalla donna, sin dai tempi dell’incidente probatorio, per voce del difensore Michele Mensi. «C’è stato un fraintendimento, cioè che è stato contestato non corrisponde a ciò che è avvenuto». Adesso la parola spetta al giudice dell’udienza preliminare.

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