Il Tirreno

Grosseto

«Non prescritta la trasfusione per Fiorini»

di Pierluigi Sposato
«Non prescritta la trasfusione per Fiorini»

Errore in rianimazione: al processo per omicidio colposo parla il medico che aveva svolto il servizio la notte precedente

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GROSSETO. È cambiato qualcosa nel reparto di rianimazione del Misericordia da quel giorno, da quel 25 agosto 2013 quando cessò di battere il cuore di Sergio Fiorini, 76 anni, morto per insufficienza multiorganica dopo il caso dell’errata trasfusione di sangue.

«Recentemente, la mattina dei giorni festivi i medici in guardia sono due» ha detto il dottor Mario Iovine, in reparto la notte precedente al decesso, rispondendo come testimone a una domanda del giudice Andrea Stramenga. Davanti a lui è in corso il processo per cooperazione colposa in omicidio colposo nei confronti di Alessandro Panella, medico, e di Giuliana Tondini, infermiera. Quella mattina c’era un solo medico, Panella appunto. La sostituta procuratrice Laura D’Amelio imputa negligenze nella trasfusione e la violazione di regole procedurali: Fiorini aveva sangue del gruppo 0 Rh positivo mentre la sacca (destinata al degente nel letto accanto) era A Rh positivo.

«Fiorini aveva un’insufficienza respiratoria - ha detto Iovine rispondendo all’avvocato Luciano Giorgi, difensore di Panella (Tondini è assistita da Carlo Valle) - una polmonite per stress respiratorio acuto. Veniva “reclutato” molto spesso, cioè gli veniva somministrato ossigeno a valori superiori per raggiungere zone normalmente non raggiunte». Iovene ha anche aggiunto, rispondendo al pm, che i medici osservano i pazienti o tramite la console o direttamente. «Può sembrare strano ma ci affidiamo all’occhio degli infermieri, anche se siamo sempre lì». Ma come stava Fiorini la sera prima del decesso? ha incalzato l’avvocato Maurizio Sangermano, legale di parte civile: «La situazione era molto grave. Difficile dire se era in pericolo di vita, per me tutti i pazienti in rianimazione lo sono». Ma disse ai parenti che era in pericolo di vita? «Non ricordo. Noi in genere facciamo un colloquio ogni giorno alle 14: dobbiamo dare le informazioni giuste, modulate». Ma disse che la morte sarebbe stata immediata o di lì a poco? «Non mi sono espresso, ma forse non ce n’è stata la possibilità. Ricordo che l’ossigenazione era precaria. E comunque noi non ci possiamo estraniare dal seguire gli altri nove pazienti».

Il giudice ha chiesto anche spiegazioni sulle trasfusioni («c’è attenzione sulle possibilità di interruzione»), poi Iovene ha spiegato che «chi è in guardia può essere chiamato per altri casi, dai reparti» e che non è possibile avere un numero di medici tale da seguire ciascun paziente (gli infermieri sono invece 1 ogni due pazienti). E il consenso? Come funziona? «Se è cosciente, firma lui. Ma non credo che Fiorini avesse firmato: era arrivato perché ricoverato in malattie infettive. Quando arriva un paziente non si può sapere a priori se avrà bisogno o no, nelle situazioni più gravi non sappiamo se ha firmato o no». Aveva bisogno di trasfusione? «Non mi risulta che fosse stata prescritta, come invece per il vicino di letto».

A febbraio un altro testimone della difesa, poi sarà la volta dei consulenti di parte: e il processo si avvierà a conclusione.

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