La protesta
L’Ue bocciò un progetto per la differenziata
Nel 2014 l’Autorità chiese all’università di Firenze di elaborare una proposta per il programma Life
GROSSETO. Nei propositi dell’Ato rifiuti Toscana sud, due anni fa, c’era quello di fare della provincia di Grosseto un’area di studio per incentivare la raccolta differenziata. Ma il progetto, elaborato dall’università di Firenze nell’ottobre 2014 e presentato all’Unione europea per essere finanziato, fu bocciato dall’Europa. Da lì non si hanno più notizie di iniziative dell’Ato per incentivare la raccolta virtuosa nel Grossetano. Tanto che tutt’oggi la mancanza di un sistema omogeneo di raccolta differenziata spinta resta una spina nel fianco per il servizio e per i cittadini.
Il progetto e la sua bocciatura sono una delle informazioni che si ricavano spulciando tra le carte della procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta Clean city per la quale è finito agli arresti domiciliari per presunte turbativa d’asta e corruzione il direttore dell’Ato.
L’anomalia tutta grossetana di avere metodi di raccolta dei rifiuti non omogenei nella città (porta a porta solo in alcuni quartieri; raccolta differenziata a cassonetto in altri; altri quartieri ancora dove la differenziata nemmeno c’è) è da tutti riconosciuta come la causa dell’incapacità di Grosseto di gestire in modo efficiente il servizio di raccolta, riciclo e riuso dei rifiuti. Cosa che si ripercuote sulle tasche dei cittadini, costretti a sborsare la Tari più alta del centro nord Italia.
I grossetani, infatti, non avendo raggiunto neanche lontanamente la percentuale di differenziata prevista per legge (dovremmo essere al 65 per cento da quattro anni; siamo a meno della metà) hanno il sovraccarico dell’ecotassa. E per il contratto con l’impianto di trattamento di Futura spa delle Strillaie, che impone di conferire sempre più rifiuti indifferenziati di quelli naturalmente prodotti, rischiano di dover pagare delle penali perché – e qui sta il controsenso – fanno troppa differenziata.
Sia gli ambientalisti che gli amministratori di ieri e di oggi riconoscono che avere una differenziata spinta (porta a porta o condominiale) permetterebbe di abbassare i costi del servizio, un po’ perché vedere la busta del latte non come un rifiuto ma come una materia prima, da rivendere e su cui guadagnare, permette di compensare le spese di raccolta ed elimina quelle di smaltimento ed evita l’ecotassa, per non parlare degli effetti sull’ambiente e la salute.
La comunione di intenti, però, finisce qui. Perché se a questo punto gli ambientalisti, citando le tante esperienze di comuni virtuosi, sostengono che avviare e gestire il porta a porta non ha costi in più (si ammortizza coi guadagni), sia per l’ex assessore all’Ambiente, Giancarlo Tei, che per la sua successora, Simona Petrucci, l’ostacolo all’estensione del porta a porta sono i costi alti. «Il porta a porta è un sistema di raccolta ottimo, ma molto costoso», ha detto Petrucci in una recente intervista al Tirreno annunciando di voler tornare alla raccolta differenziata tramite cassonetto, con la novità che il coperchio si aprirà con una carta magnetica che il cittadino dovrà inserire in modo che i suoi conferimenti siano tracciabili.
Ma cosa prevedeva il progetto ipotizzato dall’Ato? Il documento era una proposta per partecipare al programma Life in materia di rifiuti della Commissione europea e avere un finanziamento. Ato propose all’università di lavorare al progetto che avrebbe interessato il Grossetano come area di studio per incentivare le raccolte differenziate. Oggetto della proposta era la gestione delle realtà che, per il turismo, subiscono una variazione importante di presenze fra l’estate e il resto dell’anno. Il progetto voleva mettere in pratica le migliori pratiche per coinvolgere i turisti e i proprietari delle seconde case nella corretta raccolta dei rifiuti. Come spesso accade alla prima presentazione, la Commissione europea ritenne la proposta troppo embrionale per l’alto grado di replicabilità e innovazione chiesto dai bandi Life. E così il progetto, di cui era capofila Ato, non ricevette un punteggio tanto alto da poter accedere alla linea di finanziamento. (f.f.)
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