Il Tirreno

Grosseto

Canone, stangata sugli ormeggiatori

di Enrico Giovannelli
Canone, stangata sugli ormeggiatori

Regolarizzazione delle concessioni: Firenze presenta un conto salatissimo applicando soltanto una piccola sanatoria

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La bomba dell’aumento dei canoni per i concessionari delle “sponde” è deflagrata quasi al termine della stagione estiva, ma solo ora sta producendo i suoi effetti.

La Regione Toscana, con la scomparsa delle Province, è infatti subentra dal 1° gennaio di quest’anno nella gestione delle concessioni del Demanio Idrico di tutta la Toscana, oltre che in quella di tutte le concessioni dei terreni ad uso agricolo e per gli orti sociali. Dopo un silenzio durato oltre nove mesi, ecco che gli uffici si sono fatti vivi con tutti i concessionari degli ormeggi nei primi giorni di settembre, con una comunicazione che gli avvisava che a breve sarebbero stati inviati i nuovi canoni riformulati e le modalità di versamento.

Nella stessa lettera si faceva presente che «erano stati riaperti i termini per la regolarizzazione dell’imposta regionale se non versata». Apparentemente non sembrava qualcosa di eclatante per gli imprenditori del settore, nulla di eccezionale dunque: ma l’ultima frase, lasciata scivolare tra le righe e non compresa da nessuno, nascondeva invece una richiesta di un’imposta regionale, che per esempio l’Amministrazione provinciale di Grosseto negli anni non aveva mai richiesto ai concessionari in fase di pagamento del canone (già di per sé molto elevato se si considera la stagionalità dell'attività). Un’imposta salita fino al 300% del canone.

In sostanza chi pagava una concessione di 20.000 euro (queste le cifre reali) avrebbe dovuto aggiungerne altri 60.000 euro di imposta. Un vero salasso. La Regione Toscana, avvalendosi della legge che non ammette ignoranza, ha preteso così la regolarizzazione, applicando una sanatoria pari al 20% dei canoni versati negli ultimi 5 anni (dai 12.000/15.000 euro ai 24.000 euro a concessionario) da versare in unica soluzione entro e non oltre il 30 novembre. Un contentino insomma. In caso di mancato adempimento invece, l’importo sarà ricalcolato per ogni singolo caso con l’imposta piena del 300% per tre anni, e il 100% del canone per i restanti 2 dei 5 retroattivi.

Una botta tremenda, che in qualche caso arriva a superare i 200.000 euro. A questa imposta va poi aggiunto il canone 2016 e l’imposta regionale per il 2016 pari “solo” al 50% del canone. Gli operatori quest’anno si troveranno dunque a dover pagare tra sanatoria, canone ed imposta, cifre dai 35.000 ai 55.000 euro. Cifre che in molti concessionari non hanno nemmeno fatturato, data la crisi del settore, piegati da quella economica generale che va avanti ormai da qualche anno. Senza dimenticarsi le tante normative che hanno duramente colpito il settore, obbligando molti a rinunciare ad andare per mare ed altri, quelli più fortunati, ad espatriare in porti francesi, croati o greci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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