La protesta
«Aumenti eccessivi Qui rischiamo di dover chiudere»
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. «Qui c’è gente che è dovuta ricorrere ad un prestito o a un finanziamento per far fronte all’imposta della Regione Toscana sull’aumento del canone degli ormeggi. Cifre...
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. «Qui c’è gente che è dovuta ricorrere ad un prestito o a un finanziamento per far fronte all’imposta della Regione Toscana sull’aumento del canone degli ormeggi. Cifre importanti, che potrebbero mettere a rischio l’intera attività per decine di famiglie».
A parlare così sono i concessionari che lavorano sul fiume Bruna, a Castiglione della Pescaia. Un pensiero condiviso praticamente da tutti gli imprenditori, che hanno dovuto per forza venire a patti con la Regione Toscana, e pagare gli aumenti arrivati quasi all’improvviso. E senza troppo fiatare. Nel frattempo però la stessa Regione Toscana non ha nessuna intenzione di fermarsi: sta riformulando tutti i canoni, cambiando i criteri del conteggio, aggiornandoli per i prossimi anni di qualche migliaio di euro, a cui andrà aggiunto il 50% dell’imposta. In totale quasi il raddoppio rispetto ai canoni versati fino al 2015 e prefissati in un regolare contratto di concessione sottoscritto dalla Provincia e dai concessionari, a questo punto non più valido.
«E pensare – racconta Moreno Trabalzini, genero di uno dei concessionari storici del fiume Bruna, Francesco Ddel Tongo, conosciuto come “Il capitano” - che i contratti sono stati regolarmente registrati, pagando circa 3.000 euro ciascuno. Questi aumenti significano una sola cosa: chiusura dell’attività. Abbiamo fatto qualche riunione, incontrato i rappresentanti istituzionali, ma di risposte concrete davvero poche».
Trabalzini ha poi aggiunto: «Molti ormeggiatori stanno seriamente pensando di cessare l’attività, con grave danno a tutto l’indotto generato dalla nautica da diporto ed al territorio dove, per esempio a Castiglione della Pescaia nel fiume Bruna sono ormeggiate in estate circa 500/600 barche, che moltiplicano le presenze in paese. Gente che arriva e consuma nelle strutture ricettive, talvolta fidelizzandosi al punto di investire sul territorio stesso, con l’acquisto di case e terreni, diventandone parte integrante. Gli operatori hanno investito molto, se non tutto nell’attività che rappresenta la loro fonte di reddito. Parliamo di imprenditori che hanno sviluppato il settore da molti anni, fornendo servizi di livello e contribuendo allo sviluppo turistico ed economico del territorio. E ora potrebbero ritrovarsi, a breve, senza lavoro».
Il problema investe dunque tanti settori. Trabalzini si chiede cosa faccia la politica. E pone alcune domande. Come è possibile che esista un’imposta pari al 300% di qualcosa, o che venga applicata anche solo al 100% o al 50%? E coloro che erano preposti per conto dell’Amministrazione provinciale alla richiesta ed al controllo della regolarità dei versamenti dei canoni e di portare a conoscenza dell’esistenza dell’imposta? Dove erano in questi anni? Non sarebbe il caso di chiedere conto del loro operato anche se qualcuno è andato in pensione? E la Regione Toscana si sta rendendo conto che sta uccidendo un intero settore e danneggiando un territorio che vive di turismo, compresa la nautica da diporto? Queste le domande degli operatori: c’è una risposta?
(en.gi.)
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