Il Tirreno

Grosseto

no/LIBERTÀ E GIUSTIZIA

Tentativo di accentrare il potere

GROSSETO. Franco Fanelli, coordinatore del circolo di Grosseto dell’associazione nazionale Libertà e Giustizia, si rivolge a chi ha pensato di votare sì alla proposta di riforma costituzionale e...

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GROSSETO. Franco Fanelli, coordinatore del circolo di Grosseto dell’associazione nazionale Libertà e Giustizia, si rivolge a chi ha pensato di votare sì alla proposta di riforma costituzionale e cerca di cogliere le difficoltà di comprensione dei passaggi da cambiare, fornendo la sua interpretazione e previsione delle possibili conseguenze di un voto favorevole. «Si tratta – scrive Fanelli – del tentativo di costituzionalizzare il dominio dell’Esecutivo sul Legislativo, del Governo sul Parlamento. Ecco perché la posta in gioco è alta, molto alta. Credo più alta di quanto l’opinione pubblica abbia percepito. È infatti in gioco la democrazia. La democrazia rappresentativa, prevista dalla nostra Costituzione».

Fanelli chiarisce: «Non è una drammatizzazione la mia. È una constatazione alla quale si arriva se si va oltre la semplice lettura del testo e si cerca di interpretare, di prevedere, letteralmente “vedere prima” ciò che potrebbe accadere».

Fanelli parte dal presupposto che capire la riforma è faticoso. «So che hai provato a capire il contenuto della riforma costituzionale, nei dettagli – dice rivolgendosi direttamente al cittadino – ma hai desistito perché si tratta di un argomento complesso che richiede molto più tempo di quanto tu sia stato in grado di dedicarci. Avresti voluto saperne di più. Avresti voluto capire per votare al referendum in maniera cosciente e responsabile, quindi più consapevole. Ci hai provato ma hai capito che l’impegno era superiore alle tue forze e allora hai rinunciato».

Fa quindi leva sui problemi di tutti i giorni. «Ti hanno fatto credere – dice – che i gravi problemi della nostra società, quelli che più ti preoccupano, si potrebbero risolvere cambiando 47 dei 139 articoli della Costituzione. Non è così, credimi».

A che pro, dunque, la revisione costituzionale? «Stiamo vivendo il periodo forse più difficile e complicato della nostra storia politica e istituzionale recente – dice Fanelli –. È in corso da circa trent’anni un progressivo deterioramento della democrazia, che ha rovesciato le posizioni: i cittadini, le loro associazioni e le strutture sociali, contano sempre di meno; i vertici, che siano i vertici dei partiti o delle istituzioni, contano sempre di più. I partiti sono stati disintegrati, distrutti. In essi domina ormai il segretario che controlla il partito e, attraverso di esso, opera nelle istituzioni. I sindacati sono in grave difficoltà e chi governa, invece di preoccuparsene, se ne compiace. La maggioranza del Parlamento opera sotto il dominio del governo. La legge elettorale consente al segretario del partito la selezione dei candidati sulla base di un rapporto di fedeltà personale. E il governo è composto da ministri a disposizione del leader. Una pericolosa concentrazione del potere. Un meccanismo che, favorisce spesso la corruzione attraverso la concessione di potere in cambio della fedeltà alla persona che lo ha concesso».

Per Fanelli la riforma costituzionale «redistribuisce in maniera inequivocabile i poteri a favore dell’esecutivo e il Parlamento risulterà così sottomesso alle iniziative del governo. Gli organi di controllo, Corte costituzionale e perfino il presidente della Repubblica, ricadranno nell’orbita di Palazzo Chigi... Di fronte alla crisi esistono sempre due opzioni: l’accentramento del potere, oppure maggiore democrazia, più partecipazione. Con la riforma, il Governo, tradendo, non nella forma, ma nella sostanza, lo spirito della Costituzione, ha scelto la prima opzione: l’accentramento del potere».

Da qui l’appello: «Proteggiamo la Costituzione affinché possa continuare a proteggerci. Andiamo a votare no».

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