Il Tirreno

Grosseto

«La Procura si è inventata i reati»

di Pierluigi Sposato
«La Procura si è inventata i reati»

Processo Schettino bis, duro attacco del difensore dell’imputato. Il pm: «Se ha elementi, faccia denuncia»

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GROSSETO. No, il fioretto Donato Laino non l’ha mai usato. Difendendo l’ex comandante Francesco Schettino, l’avvocato ha usato quasi esclusivamente la sciabola. E ieri si è spinto anche oltre, impugnando un machete.

Perché senza troppi giri di parole, nell’arringa per il cosidetto processo Schettino bis (l’accusa ha chiesto in tutto 2 mesi e 6.000 euro di ammenda), a proposito del danno “estetico” causato dalla presenza della Costa Concordia naufragata quasi 5 anni fa davanti alla Gabbianara il legale ha detto che «la Procura ha fatto un pasticcio, non c’è nessun danno ambientale ma il pm si è inventato il reato, ha fatto un falso in un atto pubblico come la citazione a giudizio. Non ho prova del dolo e sarebbe un fatto colposo»; e ha poi aggiunto che «il pm ha travisato, ha distorto i fatti e ciò è il frutto di un atteggiamento persecutorio verso Schettino». E sulle questioni relative alla violazioni in materia antinfortunistica, ha parlato di «un giochetto fatto ad arte dalla Procura», che avrebbe sottratto elementi all’esperto della Asl, unico soggetto deputato a trattare la materia (affidata invece ai consulenti della Procura), nominato un anno dopo.

Assoluzione perché il fatto non sussiste dalla questione paesaggio («o perché non è previsto dalla legge come reato»), assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato («o con la formula dubitativa») per il mancato rispetto delle norme imposte dall’armatore. Queste le richieste di Laino che si è ancorato al fatto che il processo principale, concluso in secondo grado con la conferma dei 16 anni, attende ancora la parola della Cassazione: «Sospendiamo il giudizio e aspettiamo», ha invocato, perché «non c’è stata omissione nel dare l’emergenza; c’è stato forse un ritardo e il ritardo non è omissione; e che il ritardo sia stato causa delle morti non è provato».

Parole che hanno destato la reazione del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi, prima con un’occhiata eloquente, ad arringa in corso, poi con una replica formale, a intervento chiuso, respingendo una qualsiasi ipotesi di stalking: «Se ci sono stati dei reati, l’avvocato Laino potrebbe presentare denuncia e non gettare fango nel ventilatore e vedere cosa succede - ha detto il magistrato - La “piangina” ha finora portato risultati devastanti della difesa di Schettino. Se c’è un falso, mi libero di tanta cartaccia in ufficio e a casa». Nessun ritardo nel dare l’incarico alla Asl. E a proposito delle osservazioni di Laino che aveva sottolineato che al Giglio «non c’è alcuna tutela marina, solo quella del territorio», che non ci sono animali uccisi, né in terra né in mare, e che la Concordia non ha mai toccato la costa, rimanendo a 30 metri, la Procura ha replicato che «il territorio comunale non si ferma al bagnasciuga: tant’è vero che i pontili sono territorio comunale e bisogna chiedere il permesso al Comune per installarli». Il giudice Gian Marco De Vincenzi ha aggiornato il processo fra venti giorni: sarà verosimilmente l’ultimo atto dello Schettino bis, quello della sentenza.

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