Il sindaco di Arezzo all’Anticorruzione «Commissariare Sei»
Ghinelli: «Solo così si taglia col passato». Ed è giallo sul cda che sarebbe pronto a dimettersi, ma il presidente smentisce
GROSSETO. Dall’Ato rifiuti sud la bufera si sposta su Sei Toscana. Dopo che il direttore generale di Ato Andrea Corti è finito agli arresti domiciliari, ordinati dalla Procura di Firenze, con l’accusa di aver favorito la società Sei, unica partecipante e vincitrice della maxigara per il servizio di raccolta e spazzamento nelle tre province di Grosseto, Siena e Arezzo, ora la stessa Sei Toscana viene messa all’indice. Stavolta dalla politica.
Il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, presidente dell’Ato, chiede che l’Autorità nazionale anticorruzione commissari Sei Toscana attraverso la nomina di tre amministratori individuati dal prefetto di Siena. «Scriverò al presidente dell’Anticorruzione», ha annunciato Ghinelli nella relazione fatta al consiglio comunale di Castiglion Fiorentino (Arezzo). «Solo così – ha concluso Ghinelli – si potrà operare una vera disgiunzione tra il passato e il futuro. Il sindaco Ghinelli ha informato l’assemblea sui motivi e le opportunità che verranno discussi nella prossima assemblea dell’Ato convocata per lunedì 5 dicembre».
Anche Sei Toscana (composta da Sta spa, Siena Ambiente spa, Csai spa, Aisa spa, Cooplat, Ecolat srl e in misura minore (sotto l’1%) da Unieco società cooperativa, Casentino servizi srl, Coseca spa, Crcm, La Castelnuovese società cooperativa, Revet spa) non è uscita indenne dalle indagini fiorentine. Il direttore generale Eros Organni è anche lui indagato e anche lui, come Corti, si è dimesso dalla carica. La presidenza è stata raccolta da Roberto Paolini, che due giorni fa ha presieduto il consiglio d’amministrazione formato da Arturo Bernardini, Stefano Carnevali, Luana Frassinetti, Fabrizio Frizzi, Riccardo Panichi e Giuseppe Pinto.
Una riunione non facile, vista la situazione, dopo la quale i consiglieri hanno avuto mandato di non fiatare. Eppure qualcosa è trapelato. Voci vicine al cda hanno parlato di consiglieri decisi a rimettere le deleghe all’assemblea del 2 dicembre. Voci smentite dal presidente Paolini che ieri mattina, contattato sull’argomento dal Tirreno, ha definito «infondata» questa voce e ha assicurato che i componenti del cda «rimangono saldamente al loro posto».
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