La manifestazione
Fusione, la gente di Castell’Azzara dice no
Due riunioni bocciano l’idea di unirsi a Santa Fiora. Il sindaco: «La montagna sia un tutt’uno»
CASTELL’AZZARA. Castell’Azzara non ha la minima intenzione di lavorare per un futuro in cui tutta l’Amiata sarà unita. Niente fusioni, ma una voglia unanime di riaffermare un’identità e un orgoglio comunitario che nonostante la crisi e il campo minato su cui sono costretti a camminare ormai da tempo i piccoli comuni ha resistito e anzi è cresciuto.
Selvena e Castell’Azzara, insomma, hanno scartato l’idea di fusione in due assemblee partecipatissime, a Selvena il 24 novembre e nel capoluogo il 25, a cui sono state presenti centinaia di persone. Oltre trecento dalle prime stime.
Il sindaco Fosco Fortunati, il giorno dopo l’incontro coi suoi cittadini è ancora emozionato. «Una partecipazione così corale – dice – non me la sarei aspettata, invece i miei concittadini hanno risposto alla grande e col cuore. Io ho prospettato la situazione in cui versano i piccoli comuni. Tutti e non solo Castell’Azzara. Perché va detto che se oggi ce ne sono alcuni che vanno meglio perché hanno più popolazione e più soldi, dall’altra, però, verrà il momento per tutti di restare al palo, viste le ultime politiche centrali e regionali. La gente, però, ha risposto alzando il pollice per Castell’Azzara, rivendicando la sua autonomia che fu sancita nel 1951. A Selvena e a Castell’Azzara ho sentito uno scatto di orgoglio della comunità la quale vuole rimboccarsi le maniche e andare avanti da sola».
Sono tanti quelli che si sono messi a disposizione del Comune per opere di volontariato. «Io – aggiunge il sindaco – spero che nel frattempo anche gli altri comuni si muovano nella direzione di rivendicare un senso di appartenenza al proprio territorio, un’identità che gli amiatini hanno ben radicata dentro. Di che ce ne facciamo, hanno detto i cittadini, di un comune appena più grande del nostro? Perderemmo presidi e non ci guadagneremmo nulla».
Fortunati sostiene l’idea di un’Amiata unita in entrambi i versanti. «Questa – dice – è la nostra area vasta. Qui dobbiamo puntare. I cittadini hanno detto proprio questo, decidendo che al momento ogni passo fusionista fra due comuni sarebbe completamente inutile. Continueremmo a contare meno che zero. Invece un’Amiata tutta compatta, formata da oltre dieci comuni fra versante grossetano e senese, avrebbe, ne sono sicuro, diritto di parola ai tavoli che contano».
Ma per cominciare a lavorare in questa direzione occorre mettere tutti d'accordo e soprattutto elaborare un progetto, «che manca» incalza Fortunati. «Manca – dice – che tutti insieme, istituzioni e cittadini lavoriamo per costruirlo. Ci si provò dopo la chiusura delle miniere che erano state il collante di tutta la montagna. Ci si provò con un progetto Amiata di cui ora non restano che le briciole. Qui occorre lavorare tutti insieme per ridare forza a un'identità secolare di una montagna madre, unica per tutti, occorre darci obiettivi, creare opportunità di lavoro per trattenere i giovani nella loro terra. Non ci possono imporre fusioni che non risolvono questi problemi, ma che sono toppe col contentino di un benefit per smantellare i nostri presidi istituzionali. E poi per risparmiare cosa? Ma li hanno fatti bene i conti? Di che risparmi si parla a cancellare sindaci e consiglieri che lavorano per il comune praticamente con due lire? Di cosa si parla?».
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